Indro Montanelli ritorna ai giardini di via Palestro con la sua «Lettera 22»

Il 22 aprile verrà inaugurata la statua in bronzo che ritrae il grande giornalista che nel 1974 fondò il «Giornale».Un doveroso omaggio di Milano e di Albertini

Gioia Locati

Accovacciato su una pila di giornali, la «Lettera 22» poggiata sulle gambe da fenicottero, le dita sui tasti. È Indro Montanelli, fondatore nel 1974 de il Giornale, nello scatto di Fedele Toscani, padre di Oliviero, che ha fatto il giro del mondo. Fra pochi giorni quell’immagine ce la restituirà una statua di bronzo. Verrà inaugurata il 22 aprile, giorno della nascita del giornalista, nei Giardini pubblici ex Palestro, che il Comune di Milano ha ribattezzato come Giardini Montanelli. Fu il sindaco Albertini - che ha sempre considerato Montanelli un padre spirituale - a dedicargli il parco e a commissionare la statua allo scultore Vito Tongiani. Oggi l’opera è pronta. Realizzata in Toscana, a Pietrasanta, dall’artista Tongiani che ha lavorato per un anno e mezzo. «Non ho mai incontrato Montanelli di persona - ha raccontato lo scultore - ma è stato come se l’avessi conosciuto. L’ho studiato nei particolari di centinaia di fotografie e ho notato che ha sempre avuto lo stesso atteggiamento, da giovanissimo e poi negli ultimi anni, quando era concentrato sul lavoro. Un’aria imbronciata, assorta, che lo astraeva da quello che aveva intorno. Quel che traspare, a studiare i dettagli, è che era un uomo che si immedesimava in ciò che scriveva». Ed è proprio questo lo «spirito» che l’artista ha cercato di infondere nel bronzo e che tutti noi potremo cogliere in mezzo alle querce e agli ippocastani.
«Montanelli aveva una struttura corporea esile, quasi filiforme, apparentemente poco “plastica”, che non mi ha però creato difficoltà - ha spiegato Tongiani -; la plasticità che ricerco non è esteriore, non è un qualcosa di appariscente, ma deve risultare da una somma di piani. La forma, per me, non deve essere “grassa”, ma tesa, non rotondeggiante, ma asciutta; l'immagine finale sarà quindi dura, solida. In questo senso il fisico di Montanelli, e direi anche il suo “spirito”, si presta benissimo a queste soluzioni».
Per rappresentare nel modo migliore il giornalista, lo scultore ha voluto accanto a sé gli oggetti che Montanelli usava quotidianamente e che gli sono stati prestati dalla famiglia: la giacca preferita, il cappotto, il cappello, le scarpe e, naturalmente, la mitica “Lettera 22” che nella scultura compare appoggiata sulle sue ginocchia. Come nella fotografia storica rubata in un momento di concentrazione in una stanza del Corriere della Sera. Alla scultura manca però il cappello.
In quest’anno e mezzo Tongiani ha ricevuto Albertini (che è l’attuale proprietario della macchina per scrivere, lasciatagli in eredità da Montanelli), il vicesindaco Riccardo De Corato e l’assessore alla cultura Stefano Zecchi. Visite che gli sono servite a completare il ritratto, grazie a numerosi aneddoti.
Il Montanelli conosciuto attraverso la scultura appare a Tongiani «un uomo eccezionale: in un’epoca in cui tutti cercano di essere rassicurati, protetti, Montanelli è stato un uomo solo». «La sua schiettezza trova riscontro nelle parole che ha usato per evocare il paesaggio toscano: una visione rigorosa e asciutta delle linee e delle proporzioni che nulla concede al superfluo e che riflette plasticamente quelle qualità essenziali del “genio fiorentino” che si ritrovano anche nelle sue espressioni artistiche. Parole che rispecchiano esattamente lo spirito montanelliano che - conclude - ho cercato di infondere alla mia opera».