Indulto, in cella tremila scarcerati Napolitano: «Rivediamo il sistema»

Il presidente della Repubblica difende la norma svuota-carceri e si rivolge al Parlamento: «Tra le sbarre solo chi ha commesso fatti gravi». E i galeotti invocano: «Amnistia, amnistia»

da Roma

Abuso d’ufficio, continuato e aggravato. Questa l’imputazione per la quale la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio dei consiglieri di amministrazione della Rai Giuliano Urbani, (Fi), Marco Staderini (Udc), Giovanna Bianchi Clerici (Lega), Gennaro Malgieri e Angelo Maria Petroni (An), i cinque rappresentanti della Cdl a Viale Mazzini che il 4 agosto 2005 scelsero Alfredo Meocci come direttore generale dell’azienda.
La nomina venne ratificata dal consiglio nonostante l’incompatibilità con il ruolo stabilita dall’Authority per le telecomunicazioni, perché Meocci aveva fatto parte proprio dell’Agcom. In forza di questo pronunciamento, il manager dovette in seguito lasciare l’incarico. La Rai invece fu costretta a pagare una multa di 14,3 milioni di euro, più un altro dieci per cento per ritardi e more. E questo è il particolare, secondo il pm Adelchi D’Ippolito, che configura l’aggravante. La richiesta di rinvio a giudizio, che fa parte di un’indagine più ampia sugli «stipendi d’oro» dei manager delle aziende di Stato, è stata fatta dopo che nell’ufficio del pubblico ministero sono sfilati diversi testimoni, tra i quali l’ex ministro del Tesoro Domenico Siniscalco.