Indulto, chieste altre 5 scarcerazioni

Enrico Lagattolla

Ancora cinque richieste di scarcerazione. Dopo la decisione del gup Giorgio Baruto di rimettere in libertà buona parte degli autonomi ai domiciliari per i disordini di corso Buenos Aires dello scorso 11 marzo, grazie ai benefici dell’indulto, altri cinque no global - attraverso i legali - chiedono di poter tornare in libertà.
«L’obbligo di presentazione periodico alla polizia giudiziaria - scrive infatti Barbuto nell’ordinanza - è strumento idoneo nella fattispecie e proporzionato alla pena in concreto da espiare». In altre parole, «la residua pena detentiva» che i giovani dei centri sociali avrebbero dovuto scontare «appare del tutto compatibile con misure alternative». Ossia, con l’obbligo di firma due volte alla settimana. Perché i reati per i quali gli imputati sono stati condannati «rientrano nell’ambito di applicazione del recente provvedimento di indulto». Motivazioni che ora spingono i legali degli altri cinque autonomi a presentare la nuova istanza, su cui è attesa per i prossimi giorni la decisione del gup.
Contrario, invece, il parere del pubblico ministero Piero Basilone. Come del resto aveva già sostenuto in occasione delle ultime scarcerazioni. «Sussiste tuttora il serio pericolo di reiterazione del reato» sostiene infatti il magistrato. «Richiamo sul punto il contenuto delle ordinanze applicative della misura custodiale e quelle confermative pronunciate dal Riesame, non essendo sopravvenuti a questa fatti tali da poter ritenere scongiurati quei pericoli, tenuto conto dell’estrema gravità dei fatti commessi, della loro preordinazione, del ruolo rivestito dagli istanti, il tutto oramai accertato con la sentenza di primo grado».
Ed è contrario, il pm, anche all’utilizzo dell’indulto, «trattandosi di sentenza non ancora passata in giudicato». La tesi, in sostanza, è che non sia possibile beneficiare del provvedimento varato dal governo, e al tempo stesso fare ricorso in appello contro le condanne, come le difese dei diciotto autonomi condannati in primo grado hanno fatto.