Indulto, esce e va all’obitorio dalla madre morta

Piero Pizzillo

Ore 16,30 di ieri, prima boccata di ossigeno per il carcere di Marassi. I primi cinque detenuti beneficiari dell’indulto hanno varcato il portone, dandosi subito alla fuga per sottrarsi ai cronisti, ai fotografi e ai cameraman. Solo uno si è fermato per un attimo, ma solo per dire che è un cileno e che si chiama Claudio, per poi allontanarsi velocemente. Alle 17,30 esce un genovese di 28 anni, che dice: «Ora vado all’obitorio a vedere per l’ultima volta mia madre». Entro la notte 80 vengono liberati. Il procuratore aggiunto Francesco Cozzi, che dirige l’Ufficio esecuzione pena, impegnato a vagliare la posizione dei carcerati che rientrano nell’indulto e che possono esser messi subito in libertà, nella tarda mattinata di ieri ha detto che erano state firmate decine di scarcerazioni. Comunque, l’atto di clemenza premierà complessivamente circa 250 detenuti di Marassi e 50 di Pontedecimo.
Tra i condannati dalla magistratura genovese, che usufruiranno dell’indulto, oltre Paolo Calissano, di cui abbiamo scritto sabato, ricordiamo alcuni casi. Simone Barbaglia, il milanista che il 29 gennaio ’95 uccise con una coltellata al cuore il tifoso genoano Vincenzo Spagnolo. È stato condannato a 16 anni e mezzo, ma potrà essere scarcerato tra sei mesi, afferma il difensore Stefano Savi. Stefano Diamante, lo studente universitario che il 22 ottobre ’99 uccise a martellate la madre Silvana Petrucci, condannato in appello a 30 anni (aveva falsificato i voti facendole credere che l’indomani si sarebbe laureato). Antonio Scarola, che uccise a coltellate l’ex fidanzatina quindicenne Stefania Massarin. Potrebbero tornare in Italia l’imprenditore Giacomo Cattaneo Adorno e il manager Renato Salvatori, condannati a 4 anni per tangenti. Ad Alessandria, un marocchino che sarebbe stato scarcerato il 4 agosto, ha avuto uno sconto di 3 giorni.