Indulto, il governo dà i numeri ma trova un capro espiatorio

Giancristiano Desiderio

Il sottosegretario alla Giustizia è una bella donna: Daniela Melchiorre. Il ministro, Clemente Mastella, ha un debole per le belle donne e, del resto, la sua signora, Sandra Lonardo Mastella, presidente del consiglio della Regione Campania, è bella. Questa volta, però, il ministro non ha ceduto al fascino femminile, agli ormai mitici top di raso che la Melchiorre sfoggia a via Arenula da quando si è insediata. Questa volta Mastella è stato inflessibile e ha ritirato le deleghe al suo bel sottosegretario. Perché?
Il ministro imputa al sottosegretario due colpe: la cattiva gestione del caso della bimba bielorussa e il balletto delle cifre sulle scarcerazioni a seguito dell’indulto. Lasciando da parte il caso della bambina, nel quale, in verità, lo stesso ministro non ha brillato né per tempestività né per giudizio, è soprattutto il numero delle scarcerazioni che desta meraviglia. Ad oggi, dopo mesi dal provvedimento, ancora non si conosce il numero reale dei detenuti usciti dal carcere: non si sa se siano 12mila, 17mila, 24mila o 29mila. «Io sono soltanto il capro espiatorio di questa vicenda» ha detto con il suo luminoso sorriso la Melchiorre. Forse, non è proprio così. Ma perché il ministro punisce il suo sottosegretario se non c’è certezza sul numero di detenuti usciti con l’indulto? Possibile che la Melchiorre sia l’unica e vera responsabile di questa stucchevole e sciatta storia di ordinaria disamministrazione italiana? Il ministro conterà pure qualcosa, o no?
La verità è che Mastella sui numeri non è preparatissimo. Spesso, troppo spesso li utilizza con grande facilità. Recentemente per cercare di ridimensionare l’ondata di criminalità, grande e piccola, che c’è stata a Napoli dopo l’indulto, si è lanciato in un confronto con Milano e ha sostenuto che il capoluogo lombardo ha più omicidi del capoluogo campano. Alle accuse dell’opposizione di manipolazione dei dati ha replicato citando Pirandello: «Così è se vi pare». Ancora una volta Mastella ha dimostrato di essere troppo facilone. Infatti, Milano non ha più omicidi di Napoli e il ministro è stato smentito dal Viminale e, in diretta televisiva, da Michele Santoro nella trasmissione AnnoZero. Ma gli strafalcioni mastelliani non si fermano qui.
Davanti alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato proprio Mastella, insieme con il ministro Amato, ha detto che nel trimestre agosto-settembre-ottobre i reati sono diminuiti del 2,7 per cento rispetto al 2005. A Napoli, però, gli omicidi sono passati da 14 a 23, mentre gli altri reati sono in pratica raddoppiati: da 24mila a 44mila. Un dato, quest’ultimo, che è apparso da subito molto strano, quasi misterioso, ma il ministro non se ne è reso conto e lo ha fornito alle commissioni del Senato come oro colato. Il dato è strano e misterioso non tanto perché i reati nel 2006 sarebbero raddoppiati rispetto al 2005, ma perché nel 2005 sarebbero dimezzati rispetto al 2006 e agli anni precedenti. Nel 2002, infatti, i reati a Napoli sono stati 46mila, nel 2003 sono stati 48mila, nel 2004 sono stati 67mila e nel 2006 se ne sono registrati 44mila. Possibile che solo nel 2005 ci siano stati solo 24mila reati? Come si spiega questo miracolo? Soprattutto: come lo spiega il ministro Mastella? Possibile che non abbia notato la stranezza dei numeri?
La stranezza si spiega così: oltre 80mila fascicoli con notizie di reato non sono mai stati registrati per carenza di fondi e quindi il ministero di via Arenula li ignora. Li ignora anche il ministro Mastella il quale, però, lette le cifre non si è preoccupato di capire meglio il mistero. Perché? Perché, come diceva Barzini, da noi la politica si fa a orecchio, per sentito dire. Mastella direbbe «così è se vi pare». Intanto via le deleghe a Daniela Melchiorre.
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