Indulto, il governo smentito sui numeri

da Roma

Il documento che smentisce il governo sull’indulto non è classificato «segreto» o «riservato». È consultabile dagli addetti ai lavori di cose penitenziarie che l’hanno ricevuto in posta elettronica in tempi non sospetti, ovvero quando il ministero della Giustizia, Palazzo Chigi e il Dap non avevano ancora dato luogo all’imbarazzante balletto delle cifre sui detenuti scarcerati. Il documento è su carta intestata del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ha come titolo «La Popolazione detenuta e risorse dell’amministrazione penitenziaria», ed è stato compilato dall’«Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automatizzato» della Sezione Statistica del Dap. Fra tabelle, schede, grafici, cifre aggiornate mese per mese e confronti pre e post indulto, emerge un’altra verità. «I numeri parlano da soli, non servono commenti» ribadiscono in coro Donato Capece e Roberto Martinelli, esponenti del maggior sindacato di polizia penitenziaria, il Sappe. La prima tabella riguarda il raffronto fra i «detenuti presenti ogni fine mese» da settembre 2005 a settembre 2006. Si parte con un picco di 59.712 reclusi e si ondeggia, nei mesi successivi, in una forbice massima di 61mila. Fino a luglio, però, visto che con l’entrata in vigore dell’indulto il crollo è verticale: lo scorso fine settembre erano solo 38.326 i presenti in cella. Il capitolo successivo riguarda la popolazione detenuta «per posizione giuridica e sesso». Si parte con le donne: nel totale di quelle «imputate», «condannate» e «internate», un anno fa la popolazione detenuta ammontava a 2.869 galeotte, quest’anno è scesa fino a 1.780. Stesso calo, netto, per gli uomini: si è passati dai 57.841 reclusi del 2005 ai 36.546 del 2006. Segno che l’indulto ha lasciato il segno, e non ci vuole molto a fare due calcoli per smentire i dati, riveduti e corretti, del Dap. Altre cifre eloquenti: in un anno il numero degli «imputati» è in fase decrescente costante (da 21.330 a 21.008), così come i «condannati» (da 38.134 a 15.950). Al contrario aumentano gli «internati», che salgono da 1.246 a 1.368. Tirando così la riga fra il totale dei dati complessivi dell’anno scorso (60.710 detenuti) e quelli di quest’anno (38.326), ogni altra ulteriore precisazione diventa superflua.
Ancora più chiara è la situazione se si sovrappongono gli spicchi delle «torte» rappresentative dei detenuti condannati «per durata della pena inflitta» e quelli «per durata della pena residua». Nel primo caso i condannati fino a tre anni passano dal 33% al 12%, quelli da tre a sei anni dal 30% al 21%. Cambia l’andazzo per chi deve invece scontare da sei a dieci anni (crescita dal 15% al 21%). Quanto alla seconda proiezione, nel 2005 il 62 per cento dei detenuti era condannato fino a tre anni, nel settembre 2006 siamo poco sopra il 10 per cento. Un’orgia di cifre, per una smentita secca al governo che dà i numeri. In tutti i sensi.