Indulto, la grande beffa

La cronaca minore è giustamente sovrastata, in questi giorni, da accadimenti di prima grandezza: come le stragi che terroristi con passaporto inglese e fanatismo islamico avevano progettato, e che sono state per fortuna, e per capacità dei «servizi», sventate. Ma a un livello molto più modesto - quello della cosiddetta microcriminalità - alcune notizie d'attualità mi hanno incuriosito.
La notizia, ad esempio, d'un vertice contro scippi e aggressioni che, per iniziativa del sindaco Rosa Russo Jervolino, è stato convocato nella prefettura di Napoli, e che ha avuto come risultato il promesso invio di altri 40 carabinieri in una metropoli dove la camorra imperversa e dove la delinquenza di strada insidia passanti e turisti (una metropoli, oltretutto, dove capita che la gente insorga in aiuto dei peggiori ceffi se le vittime si ribellano o se la polizia li cattura). O la notizia del «muro» di lamiera che l'amministrazione comunale di Padova ha installato per dividere il malfamato ghetto extracomunitario di via Anelli da un quartiere i cui cittadini protestavano per il dilagare di spacciatori nordafricani e di altra gentaglia.
Le misure cui si fa ricorso per contrastare la delinquenza possono essere approvate o criticate (non entro qui nel merito) ma hanno in comune una caratteristica: l'inadeguatezza. Sottolineano la suprema incoerenza d'una dirigenza politica e amministrativa che corre ai ripari con un summit partenopeo dopo il susseguirsi d'episodi indegni d'una comunità civile, ma che - in altre e più solenni sedi - con un suo provvedimento fornisce alla criminalità organizzata militanti già addestrati e provetti. Intendo parlare dell'indulto cui il Parlamento, con slancio bipartisan, ha dato via libera.
Quaranta carabinieri in più a Napoli, ottima decisione. Se non fosse che anche a Napoli come in tutta Italia sono tornati al lavoro, a centinaia o a migliaia, gli affermati professionisti o i promettenti apprendisti dello scippo, dello spaccio, della rapina. Altro che quaranta, loro sono una folla.
La signora Russo Jervolino esorta i turisti e i cittadini a «stare tranquilli perché la città è presidiata nel miglior modo possibile». Anche se, aggiunge con saggia prudenza, «di certo non è il Paradiso». Siamo d'accordo, non lo è. Per verità non lo è nemmeno Catania dove - ha ricordato la stessa Jervolino - «c'è un numero di scippi dieci volte superiore rispetto a Napoli, ma non viene descritta come una città a rischio».
Diamo pure una soddisfazione alla signora sindaco, in questa gara per il primato del peggio, ma resta il fatto che l'ordine pubblico è vacillante a Napoli, a Catania, a Padova e chissà in quante altre città del Bel Paese. Ora si dà il caso che i supremi reggitori delle sorti politiche italiane - e perciò responsabili, in primis dell'ordine pubblico - abbiano deliberato di restituire ai ghetti magrebini, nonché all'esercito della malvivenza locale e forestiera, truppa scelta - si fa per dire - in vista d'ulteriori imprese.
Forse c'è una logica - chiamatela umanitaria, o redentrice, o buonista, o ottimista - in questa follia, ma io francamente non la vedo, o almeno non l'accetto. E a costo d'essere iscritto nella vil razza dannata dei forcaioli ritengo che i vertici napoletani, i muri patavini e le accorate arringhe jervolinesche in favore della rispettabilità «di una città di un milione di abitanti e altrettante strade dove qualche malintenzionato che sfugge ai controlli purtroppo può sempre trovarsi», non bastino per sedare le inquietudini degli onesti. Il «qualche malintenzionato» è molto riduttivo. Stiamo discorrendo di decine di migliaia di malintenzionati rimessi in circolazione, e così sia.