Indulto, molti gli «alias» che tornano in carcere

Andata e ritorno in carcere. È entrato in vigore e chi ne ha beneficiato è di fatto in libertà, ma l’indulto non ha significato esattamente «rose e fiori» per tutti i detenuti. E non solo per chi, appena uscito di prigione, ha commesso un reato ed è già tornato in carcere. Si tratta di casi sporadici a confronto con l’esperienza di tutti quegli extracomunitari - decine - solo formalmente scarcerati. E che, ogni giorno, vengono portati all’ufficio immigrazione di via Montebello e, dopo la comparazione delle impronte, fanno dietrofront e vengono riportati dentro per scontare la pena che rimane loro. Si tratta di detenuti arrestati sotto falso nome, privi di documenti o che hanno fornito uno dei tanti alias dei quali si servono. Persone che non possono sfuggire, però, alla «prova del fuoco», la comparazione delle impronte, appunto. Che rivela se lo stesso extracomunitario sia stato colpito da altri provvedimenti in altre parti d’Italia, dove era stato arrestato magari con altri nomi. E lo rispedisce al fresco.