Indulto, non esce il «guerrigliero» Salirà il numero degli scarcerati

Stefano Zurlo

da Milano

Il gip Clementina Forleo l’aveva giudicato un «guerrigliero» nell’Iraq occupato dagli americani e l’aveva assolto dall’accusa di terrorismo internazionale. In appello il proscioglimento era stato confermato ma era rimasta anche la condanna a 3 anni per il reato satellite di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. Risultato, almeno per ora Maher Bouyahia non esce dal carcere: per lui la porta dell’indulto si rivela troppo stretta. Bouyahia lascerà la cella, se non ci saranno altri colpi di scena, a novembre 2006.
Più «sfortunato» rispetto ai 13.222 che per ora ce l’hanno fatta e che, a sentire il Dap, saranno alla fine ben più dei 15 mila preventivati.
L’avvocato Antonio Nebuloni aveva chiesto pure per il nordafricano l’applicazione dell’indulto, anche se la pena non è ancora definitiva e Bouyahia si trova nella fase della custodia cautelare. Nulla di strano: sono centinaia le domande di applicazione dello «sconto» davanti ad un destino processuale incerto. E molti detenuti in questa situazione sono stati liberati.
Solo che la scarcerazione non è automatica ma è affidata alla valutazione dei magistrati: si soppesa la pena che potrebbe essere inflitta a quell’imputato e poi si decide. Per Nebuloni il calcolo era ed è quasi scontato: il bonus di 3 anni azzera tutta la condanna fin qui erogata. A sorpresa però la Corte d’assise d’appello ha imboccato un’altra strada, lastricata di previsioni cupe: ha scritto che in Cassazione potrebbe esserci una sorpresa a proposito della qualificazione giuridica dei reati contestati al nordafricano. Insomma, gli ermellini potrebbero anche riproporre il terrorismo internazionale, escluso nei precedenti gradi di giudizio. E in questo caso la posizione di Bouyahia si appesantirebbe e verrebbero poste le basi di una condanna molto pesante. Ben più elevata dei tre anni che costituiscono il tetto dell’indulto. Dunque, per i giudici «in questa fase non è possibile valutare la presenza di una causa estintiva della pena».
Nebuloni parla di un provvedimento «cattivo» nei confronti di una persona «che continua ad essere chiamata terrorista quando è stata assolta ben due volte da questa accusa». Per ora, però, Bouyahia non esce. È questa la prima decisione controcorrente sul fronte dell’eversione mediorientale dopo le tre scarcerazioni dei giorni scorsi. Benattia Nabil, Ben Heni Lased e Abdelhalim Remadna sono tornati in libertà e dovrebbero essere espulsi nelle prossime ore. Stefano Dambruoso, magistrato in prima linea nella lotta al terrorismo, ha lanciato l’allarme in un’intervista al Giornale: «I tre sono molto pericolosi. Appartenevano ad una cellula in contatto con Al Qaida. Si erano formati nei campi afghani e in Afghanistan parlavano con persone molto vicine alla dirigenza di Al Qaida».