Indulto, Prodi non si pente

da Roma

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. Ma a Romano Prodi non interessa la riflessione di Sant’Agostino e dunque persevera. Nonostante la popolarità in picchiata, il malcontento generale, l’incremento dei delitti e del senso di insicurezza fra i cittadini. E anche nonostante il duro monito lanciato al governo proprio pochi giorni fa dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano sulla formazione della Finanziaria ed in generale sul preoccupante distacco tra le istituzioni e il paese.
«L’indulto e la Finanziaria ? Io le rifarei» insiste il Professore. Bastano queste poche parole del premier rilasciate ai microfoni del tg1 per guastare il Natale al ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro e scatenare le polemiche dentro e fuori la maggioranza. Il leader dell’Italia dei Valori attacca il premier ricordandogli che non c’è «peggiore errore che la recidiva nelle decisioni sbagliate quale è stato senz’altro l'indulto» e così facendo diventa a sua volta bersaglio di critiche. Ovviamente in difesa dell’indulto scende in campo Mauro Fabris capogruppo dell’Udeur, il partito del ministro della Giustizia Clemente Mastella, che molto si è impegnato per il via libera all’indulto. «Anche nel giorno di Natale, Di Pietro non perde occasione per cercare di raccattare facili consensi», attacca Fabris. Ed è critico con l’ex magistrato di Mani Pulite anche Renzo Lusetti, della Margherita. «Almeno per Natale, poteva evitare di riaccendere polemiche che riteniamo francamente concluse», dice l’esponente dei Dl. La pensa così anche Paolo Cento, dei Verdi. «Ancora una volta il ministro Di Pietro decide di confondere la propria voce con quella giustizialista di Alleanza nazionale e della Lega criticando un provvedimento che chiunque conosce la situazione delle carceri sa che non poteva essere rinviato», dice Cento.
La dichiarazione di Cento allude agli interventi dell’opposizione che ha immediatamente preso posizione contro la dichiarazione di Prodi sull’indulto e la finanziaria. Roberto Maroni attribuisce al presidente del Consiglio «una bella faccia tosta, visto quello che è successo all'indomani della scarcerazione di migliaia di criminali». Il segretario della Nuova Dc Gianfranco Rotondi invece sposta la mira sulle lacerazioni del centrosinistra. «Neanche il Natale porta pace nell'Unione», osserva Rotondi.
Da Alleanza Nazionale si leva la voce di Adolfo Urso che riscontra l’incapacità di riconoscere i propri errori da parte del capo del governo. «Per non ripetere gli errori, come dice Di Pietro, bisogna innanzitutto ammetterli, cioè confessarsi in questo caso davanti agli elettori - osserva Urso -. Prodi invece persevera, con incredibile faccia tosta, negando anche l'evidenza, mentre la sua maggioranza continua a litigare anche nei giorni di Natale». Urso rileva come «l’indulto e la finanziaria abbiano creato disagio e insicurezza, facendo crollare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni» ed auspica che il Presidente della Repubblica sappia «ribadire nel suo messaggio di fine anno il richiamo che giustamente ha recentemente fatto ai partiti e al Governo e che in questi giorni è stato clamorosamente disatteso». Anche per Maurizio Gasparri (An) sull’indulto «c’è la consueta confusione nel centrosinistra con Prodi che rivendica con orgoglio un provvedimento tra i peggiori voluti dal governo e Di Pietro che lo contesta».
E per il vicepresidente del Senato, Mario Baccini, «l’indulto non è una soluzione ma una pezza a colori». Per il presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione, «il dissenso sul provvedimento per l'indulto era noto, e non ha un effetto politico immediato sul governo» ma se «Di Pietro non condivide la Finanziaria deve aprire la crisi del governo Prodi».