Indulto, la sinistra incalza il governo: «Verità sul numero degli scarcerati»

Salvi (Ds): «Il Viminale comunichi cifre esatte». An: «Dovevano uscire in 12mila, non 24mila». E ora Rutelli fa mea culpa

Marianna Bartoccelli

da Roma

Per mettere un freno alla polemica suscitata dal ministro Amato a proposito delle sue «titubanze» sull’indulto approvato dal Parlamento, il presidente della commissione Giustizia del Senato, Cesare Salvi, ha subito convocato il ministro dell’Interno «affinché venga a riferire sulle conseguenze dell’indulto». Amato dovrà chiarire «le cifre esatte dei detenuti usciti per effetto dell’indulto che - dice Salvi - sono cifre diverse da quelle che sono state fornite nel corso del dibattito parlamentare». Infine Salvi afferma che occorre sapere «se c'è allarme per la sicurezza dei cittadini oppure no e quali misure il governo intende adottare. Non si tratta di disconoscere o meno una legge approvata ma capire realmente quali sono stati gli effetti dell’indulto». Anche nel centrodestra si spera che alle parole di Amato il governo dia un seguito. «Mi auguro - afferma Gianfranco Fini, leader di An - che il ministro Amato dia seguito a quanto detto ieri rispetto al dolore col quale ha assistito al parto dell'indulto. Se vuol essere coerente, presenti proposte in Consiglio dei ministri per garantire la certezza della pena. Se lo farà, siamo pronti a sostenerlo». A stretto giro di posta la risposta di Amato che ricorda come il problema della certezza della pena è al centro del Patto per la sicurezza varato per Napoli e che su questo tema è iniziato, subito dopo l’approvazione dell’indulto, un lavoro comune con il ministro di Giustizia. «Fini sa che non sono uomo di proclami», ribatte Amato.
Di disagio al momento del voto parla anche il vicepremier Francesco Rutelli che nel corso del programma Matrix ha ricordato che «per venti anni» si è parlato del ricorso ad un provvedimento di clemenza e che, quindi, non si poteva non tener conto di un’aspettativa che si era creata nelle carceri. Attacca la maggioranza invece Alfredo Mantovano di An: «Il Parlamento ha approvato l'indulto sulla base di dati falsi o dolosamente omessi». E chiede «perché Mastella ha limitato la previsione di fuoriuscite dal carcere a 12.000 unità quando era evidente che si sarebbe giunti a non meno di 24.000? Perché Amato non si è recato in Senato essendo stata la sua presenza ripetutamente sollecitata prima del voto? Ore i due ministri hanno il dovere di riferire senza incertezze con quali misure intendano prevenire l’ulteriore incremento dei reati a causa dell'indulto». Allo stato attuale sono 1.570 i detenuti beneficiati dall’indulto che sono già rientrati in cella, sia per provvedimenti dell’autorità giudiziaria antecedenti che per aver commesso di nuovo reati. Sessanta quelli usciti da San Vittore. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha rilevato inoltre come fino ad ora siano state 24.500 le persone scarcerate per effetto del provvedimento di clemenza.
Il dibattito sull’indulto irrita l’Udeur, e per Nuccio Cusumano esponente del partito di Mastella, «l'indulto non è figlio di nessuno, ma di una maggioranza trasversale nella quale in molti chiedono oggi il disconoscimento della paternità. E, con questo continuo lavarsi le mani, si sta scivolando verso una pericolosa deriva populista». Per l’Unione delle Camere Penali le polemiche sull'indulto sono del tutto fuori luogo: «Le cifre del sovraffollamento carcerario erano e sono note, e il gravissimo degrado degli istituti penitenziari andava immediatamente affrontato». Anche il Csm entra nel dibattito e oggi il plenum voterà il documento finale nel quale è ricordato che sino ad ora per 17 volte l’indulto è stato accompagnato dall’amnistia. Per l’organo di autogoverno «quando la giustizia penale è lenta e gli uffici hanno arretrati rilevanti, la trattazione di tutti i processi per reati interamente condonati finisce, di fatto, per allontanare la definizione di quelli nei quali la pena inflitta è destinata a essere effettivamente scontata con grave danno per la collettività e, segnatamente, per le parti offese: sta qui la ragione della contestuale concessione dell'amnistia».
Immediato un nuovo fronte di scontro. Ad aprirlo è Maurizio Gasparri di An: «Mentre dilaga il pentitismo in materia di indulto, si profila il partito dell'amnistia, pronto a sferzare un ulteriore colpo di spugna. Col pretesto della vanificazione di tanti processi, che riguardano reati che prevedono condanne entro il tetto dei tre anni cancellati dall'indulto, si propone l’amnistia per mandare al macero processi, eventuali condanne e sicurezza dei cittadini. Di male in peggio».