Indulto, la sorpresa di Ferragosto: dalle carceri usciranno in ventimila

Il Dipartimento di amministrazione penitenziaria: vanno considerati anche gli imputati in attesa di condanna

Stefano Zurlo

da Milano

Il gip di Milano aveva lavorato in modo spasmodico per arrivare al verdetto prima della scadenza dei termini. Il giudice c’era riuscito, cucendo addosso a una banda di ladri d’appartamento sudamericani un verdetto esemplare: pene comprese fra i 18 mesi e i 6 anni. Adeguate ai colpi, almeno dieci, messi a segno in città: case ripulite con indubbia professionalità, bottini nell’ordine dei 150, perfino 190mila euro. Ora il gip è di nuovo davanti al computer, ma per il motivo opposto: riaprire le porte delle celle una dopo l’altra. Tredici dei diciassette ladri sono già fuori. Altri due dovrebbero togliere il disturbo nelle prossime settimane. E un magistrato la prende con ironia: «Abbiamo fatto loro un bel regalo. Agosto per questa categoria di professionisti è alta stagione».
È l’altra faccia dell’indulto, quello che in Parlamento nessuno ha degnato di un cenno ma che arriva per trascinamento, in scia a quello principale. Infatti il bonus di 3 anni viene dato per legge non solo ai detenuti definitivi, ma pure a quelli che sono stati arrestati ma non ancora condannati oppure hanno sulle spalle pene di primo o secondo grado.
Solo l’ufficio gip di Milano ha firmato fino a ieri 79 revoche della custodia cautelare, come si dice in gergo. Tutte persone con «prognosi», come ripetono i giudici, di uno, due, tre anni di carcere. Ma, è evidente, non si può tenere in cella un imputato quando si sa in partenza che ha diritto a un bonus che azzererà la pena.
Rapinatori, armati di taglierino, ladri, anche superspecializzati, spacciatori: tutti fuori. E tutti alla chetichella, senza conteggi specifici e una contabilità a parte. In quanti sono saliti sullo scivolo dell’indulto cautelare? I calcoli sono, al momento, difficilissimi: solo per rimanere a Milano ai 79 i cui destini erano nelle mani dei gip, vanno aggiunti quelli esaminati dal tribunale, dal tribunale del riesame, dalla corte d’appello. Le cifre non le sa nessuno. All’ufficio gip di Torino una voce femminile risponde cortese ma inflessibile: «Non sappiamo quante siano le revoche. A Torino i gip sono 27 e ciascuno ha i suoi imputati». Inutile insistere: da Roma a Palermo, da Livorno a Cagliari il flusso dei definitivi si mescola a quello dei cosiddetti cautelari.
Sebastiano Ardita, direttore dell’area detenuti del Dipartimento di amministrazione penitenziaria, risponde con cautela: «Avevamo fatto una previsione di circa 15 mila scarcerazioni; quest’altro indulto gonfierà le cifre, ma non di molto. Dobbiamo preventivare altre 2 o 3mila unità. Credo che alla fine rimarremo sotto quota ventimila». Non basta. Ardita fa un’altra considerazione: «Buona parte dei non definitivi se ne andrebbe comunque in tempi ravvicinati: qualche settimana, al massimo qualche mese. Ai primi di ottobre di questo fenomeno non resterà traccia perché tutte le uscite vengono rapidamente compensate dai nuovi ingressi». Un ragionamento condiviso dal provveditore regionale del Dap lombardo Luigi Pagano: «Certo, c’è uno sconto anche per gli imputati, ma i continui arrivi pareggiano immediatamente il fenomeno».
A Palazzo di giustizia la pensano in tutt’altro modo: proprio la vicenda dei ladri d’appartamento dimostra che il carcere preventivo non è una finestra temporale di pochi giorni, una breve parentesi. Questi signori erano stati ammanettati a febbraio, a giugno era arrivata la condanna in abbreviato - dunque con lo sconto di un terzo, indulto a parte - davanti al gip, nei prossimi mesi ci sarà l’appello. In pratica, salvo improbabili colpi di scena, i maestri del furto sarebbero rimasti in cella a lungo, scontando di fatto tutta la pena data dal giudice. E perciò si sarebbero aggiunti agli ultimi arrestati. In ogni caso non è detto che a settembre-ottobre il numero dei non definitivi in cella torni ai livelli abituali, senza alcuna apprezzabile variazione. È invece certo un altro paradosso: i sudamericani sosterranno il dibattimento d’appello solo per ragioni di bandiera; se assolti otterranno le scuse della giustizia, se condannati non andranno più in cella.
Per ora, le cancellerie sono sommerse dai faldoni, fra qualche giorno si tenteranno i primi bilanci. «Fino al 10 agosto - conclude Ardita - sono usciti 14.482 detenuti, ma non so dire quanti siano definitivi e quanti no». Nessuno è in grado di separare i due fiumi. Ma c’è chi scommette su dati più alti e fissa l’asticella a ventimila. E anche oltre.