Industria, cresce la produzione dopo cinque anni

Secondo l’indagine realizzata da Confindustria, nel 2006 l’aumento è stato del 2%. In calo gli ordini rispetto a dicembre 2005

da Milano

Anche Confindustria, dopo l’Istat, conferma la schiarita in atto nell’industria italiana. Dall’indagine congiunturale dell’associazione di viale dell’Astronomia, emerge infatti che la produzione ha ripreso a crescere in dicembre, superando così il lungo periodo - durato ben cinque anni - in cui i risultati erano stati negativi. In media d’anno, il tasso di variazione mostra un aumento del 2% grezzo, mentre a parità di giornate lavorative (due in meno nell’anno in corso), l’incremento è ancora più consistente (2,4%). Per la stessa ragione, è forte la differenza tra il dato grezzo mensile (meno 0,8%) e quello armonizzato (più 5%). Dal confronto mensile, emerge che il livello della produzione industriale (2000=100), al netto della stagionalità e a parità di giornate lavorative, a dicembre è aumentato fortemente rispetto a novembre (1,6% la variazione congiunturale). Nel quarto trimestre, tenuto conto dell’aumento stimato per novembre e dicembre, il volume di produzione effettivo è cresciuto del 3,3% e del 4,2% a parità di giornate lavorative (una in meno rispetto al quarto trimestre 2005).
Il flusso di nuovi ordinativi acquisiti dalle aziende industriali che lavorano su commessa si ridimensiona nei confronti dello stesso mese dello scorso anno (meno 1,6%), mentre si accresce rispetto a novembre (0,5% la variazione congiunturale).
I dati del Centro Studi di Confindustria giungono dopo che, la scorsa settimana, l’Istat aveva reso noto l’andamento di ottobre del fatturato (più 13,4% a livello tendenziale) e degli ordinativi (più 10,1%). Risultati notevoli, ottenuti grazie al forte contributo della domanda estera nonostante il robusto apprezzamento dell’euro. Il progressivo consolidarsi della ripresa dell’auto continua a fornire un grande contributo al settore industriale, ma non sembra convincere ancora gli analisti ad abbandonare il proprio atteggiamento di cautela. Il timore è che la volatilità degli ordinativi finisca per fornire un quadro eccessivamente ottimistico. Alcuni settori, tra cui quello alimentare, non lavorano infatti su commessa, mentre in altri i macchinari e gli impianti non vengono sostituiti in modo costante durante l’anno, con ciò provocando effetti di sbilanciamento sull’andamento degli ordini di beni durevoli.
Gli stessi analisti non ritengono probabile che il miglioramento dell’industria possa impattare in modo siginificativo sul Pil 2006, la cui crescita continua a essere stimata tra l’1,7 e l’1,8 per cento.