Industria, luglio in chiaroscuro

da Milano

Un lieve miglioramento rispetto a giugno, ma un netto peggioramento nel confronto con lo stesso mese dello scorso anno. Sono contrastanti i segnali che giungono dalla produzione industriale, la cui debolezza sembra coincidere con i settori di punta del made in Italy, area dove si concentrano le situazioni di maggiore sofferenza. Anche Eurolandia presenta comunque un quadro poco brillante, cartina di tornasole di un ciclo economico caratterizzato da una bassa crescita.
I dati comunicati ieri dall’Istat mettono in mostra un calo a luglio del 3,4% della produzione rispetto allo stesso periodo 2004 (più 0,5% nella zona euro), anche se la contrazione si riduce a un meno pesante 0,9% a parità di giorni lavorativi; rispetto a giugno, l’industria ha registrato un progresso dello 0,5% (più 0,2% Eurolandia), ma i primi sette mesi dell’anno indicano una diminuzione dell’1,8%. Gli effetti benefici indotti dalla svalutazione dell’euro rispetto al dollaro, che erano risultati ben visibili nell’incremento dello 0,7% messo a segno dal Pil nel secondo trimestre, sembrano ora annullati, almeno a giudicare dall’andamento dei settori più orientati all’export come pelli e calzature (meno 8,1% il tendenziale) e tessile e abbigliamento (meno 7,4%).
Le preoccupazioni degli economisti sono soprattutto per gli effetti che potranno vedersi nei prossimi mesi dal rincaro petrolifero.
«L'effetto del rincaro petrolifero - dice Lorenzo Codogno di Bank of America - porterà anche una debolezza a livello internazionale e quindi a una riduzione della domanda estera in Italia».