Gli industriali col Quirinale: "Vanno aboliti gli sprechi"

Santa Margherita Ligure - «Non ci chiuderemo nel nostro orizzonte personale e privato. Ci occuperemo del bene comune e del funzionamento della res publica». Il presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, Matteo Colaninno, nella sua relazione al convegno di Santa Margherita Ligure intitolato «Il sogno delle riforme», ha ricalcato le orme di Luca Cordero di Montezemolo centrando le sue tesi sul cambiamento della macchina-Stato.
Il «padre nobile» del pensiero confindustriale è stato individuato nel presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, e nel monito «un’altra politica è possibile». I risvolti economici si leggono in controluce. «È fallito il patto di stabilità interno tra Stato ed enti locali», ha esordito Colaninno ricordando che «il costo della burocrazia è pari, solo per le piccole e medie imprese, a circa 15 miliardi di euro l’anno e nelle sole imprese industriali si stima che quasi 10 milioni di giornate l’anno siano sottratte alle attività produttive dagli adempimenti burocratici».
È partita da qui una lunga disamina sulle inefficienze del sistema di governo. «A livello locale sembra dominare l’irresponsabilità», ha sottolineato ribadendo che la Finanziaria 2007 e il decreto «milleproroghe» hanno cancellato le sanzioni che avrebbero dovuto colpire 16 Province e 522 Comuni. Si è così sedimentato un «sistema perverso che rischia di premiare quegli amministratori che usano il deficit spending come leva per costruire consenso». Confindustria, per voce di Colaninno, ha reclamato «un’operazione-trasparenza sui bilanci degli enti locali». In discussione anche il sistema delle autonomie. «Chiediamo con forza che l’attuazione del federalismo fiscale sia basata su una clausola: invarianza della spesa pubblica e della pressione fiscale». I giovani imprenditori hanno anche auspicato uno spostamento dell’imposizione dalla produzione ai consumi per «ridurre l’aggravio dell’Irap».
Il Palazzo spreca? La cura è semplice: «Vietare l’istituzione di nuove Province, abolire le 356 Comunità montane, imporre la fusione ai piccoli Comuni in dissesto». Anche sul versante della pubblica amministrazione, Colaninno non è stato tenero: «Il recente memorandum è stato un occasione perduta» perché tutti gli aumenti retributivi dovrebbero essere legati ad aumenti di produttività. Ma qual è la «madre di tutte le battaglie» dei Giovani imprenditori? «L’introduzione di una legge elettorale maggioritaria» a doppio turno, ha spiegato il presidente, in quanto è necessario «ricostruire la governabilità eliminando l’inaccettabile “lotteria del Senato”». E, di conseguenza, è necessario «rafforzare i poteri del premier».
La politica è il tema-principe per gli industriali. È il vicepresidente di Confindustria, Edoardo Garrone, a spiegare l’apparente contraddizione. «Confindustria ha deciso di entrare nel merito del funzionamento dello Stato» perché «siamo paralizzati da un insieme di partiti che vale il 10%». Non è stato casuale l’apprezzamento nei confronti del governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, che ha saputo convincere il governo a trasferirgli i poteri di ente concedente nel settore infrastrutture sbloccando la realizzazione della Pedemontana, della Brebemi e della tangenziale esterna di Milano. «Tra 58 giorni scadono i termini per i finanziamenti europei alla Tav, il governo Prodi la fa o no? Io ho promesso più infrastrutture e, se non mantengo, i miei elettori hanno diritto a prendermi a pomodori in faccia», ha detto il governatore tra gli applausi.
Il ministro degli Affari regionali, Linda Lanzillotta, come rappresentante dell’esecutivo e della maggioranza (viste le defezioni di Amato e di Veltroni), ha contrattaccato. «Non condividevo l’aumento del numero dei ministri del governo Berlusconi e non condivido l’ulteriore aumento di Prodi» spiegando di non difendere un sistema da 180mila eletti. Anzi, ha concluso con due auspici: la realizzazione della Tav e la conclusione entro giugno del patto tra Stato ed enti locali sulla razionalizzazione delle spese.
Ma ieri Confindustria non aveva bisogno di promesse. «Chi dice “Mi auguro di sì” a 58 giorni dalla scadenza dei termini non può che angosciare gli imprenditori», ha replicato il vicepresidente Andrea Pininfarina. E l’ad di Intesa-Sanpaolo, Corrado Passera, ha mostrato il lato pragmatico. «Noi dobbiamo protestare di più. Ci vogliono 20 anni per fare le circonvallazioni. I tempi della politica non sono più accettabili». E se i banchieri si «scaldano» vuol dire che il meteo della politica non volge al bel tempo.