Industriali: Zara accusa, Garrone tace

Cortese, ma fermissima la «replica» di Riccardo Garrone, sollecitata dal Giornale: «Non replico». Altrettanto cortese nei toni e tetragona nella sostanza, quella del figlio Edoardo: «Non replico». E così entrambi lasciano cadere (vien da dire: signorilmente e ragionevolmente, per non innescare ulteriori polemiche) le accuse dell’ex presidente degli industriali genovesi e deputato dell’Ulivo, Stefano Zara. Era stato lui, l’altro ieri, ad attribuire direttamente a Duccio, e in subordine a Edoardo, vice della presidente nazionale di Confindustria, Emma Marcegaglia, la responsabilità del suo siluramento dalla commissione dei tre saggi incaricati di sondare le intenzioni degli associati in vista dell’elezione del nuovo (o della nuova) numero uno. «Un vero e proprio arbitrio - ha scritto Zara in una nota - la mia esclusione dalla commissione di designazione, solo perché, secondo le norme statutarie, non sono titolare di un’azienda industriale». E sempre Zara spiegava che avrebbe potuto ricorrere a varie alchimie, come quella di farsi designare da una delle tante imprese di cui è consigliere d’amministrazione, per rientrare a termini di statuto confindustriale nei criteri di scelta dei «saggi». Non l’ha fatto, come sostiene sempre l’ex presidente, perché avrebbe «indirettamente confermato i motivi dell’esclusione a chi questa ha promosso e avallato». Di chi la colpa, allora, dell’improvvisa «espulsione»? «Non certo - precisa Zara - dell’attuale presidente Marco Bisagno, «per il quale manifesto apprezzamento e stima». Solo poche ore dopo, però, arriva l’affondo che chiarisce: «È Riccardo Garrone che mi ha fatto fuori, sollevando il caso della mancanza di requisiti», e facendo arrivare la questione, tramite il figlio Edoardo che in Confindustria ha la delega agli Interni, fino al vertice nazionale dell’associazione. Roba da congiura di palazzo. Ma i motivi, quali sarebbero? Anche in questo caso Zara ha pronta la spiegazione: evidentemente - a suo giudizio - si è preferito avere mani libere e disporre di maggiori margini di manovra nella designazione dei candidati alla presidenza. Tutto questo, in quanto lo stesso Zara, nella scorsa tornata di consultazioni, si era battuto a fondo per non «affossare» Bisagno a fronte di quanti volevano dare il via libera a Vittorio Malacalza (gratificato del consenso di più del 60 per cento degli associati). In sostanza, semplificando a colpi d’ascia, lo schieramento degli industriali sembrerebbe così configurato: da un lato i sostenitori di Bisagno (che però non è più rieleggibile) e Zara (e magari del «partito» che sponsorizza Andreina Boero?); dall’altro lato Garrone, Malacalza (e magari il «partito» dello shipping?). Sarà. E pensare che era stato proprio Duccio Garrone a sostenere la candidatura dell’amico Zara a sindaco di Genova... Neanche due anni fa, cioè mille anni luce.