Le industrie dell’hi tech «producono» ottimismo

(...) quelle che dovrebbero essere frustrate dalle lungaggini burocratiche, dagli indugi della politica, dal ristagno dell’economia, dalle sirene del pessimismo. Quelle, sempre le stesse imprese, che invece continuano a produrre e soprattutto a investire in ricerca e sviluppo (che è come dire: «Io ci credo, nella ripresa, ma solo se è fatta di ingegno e imprenditorialità, e non di vie traverse e aiuti di Stato»). Risposte dell’hi tech: tra il 2009 e il 2011 si stima una crescita del fatturato di oltre il 10 per cento, nonostante gli effetti della crisi, oltre a un aumento degli investimenti in ricerca (+ 5 per cento) e del fatturato aziendale. Una media, comunque, che supera ampiamente quella europea (3 per cento) e nazionale (1,1 per cento del Pil, il prodotto interno lordo, che è in sostanza la ricchezza prodotta dalla nazione). Tutto scritto nella «Terza indagine sulle imprese hi tech operanti a Genova», presentata ieri mattina dal Dixet, il distretto Elettronica e Tecnologie avanzate e da Confindustria Genova. All’incontro, che è stato ospitato dalla Banca d’Italia - sempre più attenta e sensibile, da quando è direttore e «regista» Giuseppe Tantazzi, alle problematiche dell’economia locale - hanno partecipato oltre a Castellano, presidente del Dixet, anche Giovanni Calvini, presidente degli industriali, Giacomo Deferrari, magnifico rettore dell’Università, e Manuela Arata, fra gli organizzatori del Festival della Scienza e di recente nominata «technology transfer officer» del Cnr.
Dalla ricerca, cui hanno risposto in dettaglio 56 aziende sulle 150 attive nel settore, emerge in particolare che il 52 per cento degli intervistati dichiara un incremento di fatturato nel 2008 rispetto al 2007, mentre gli ordini sono diminuiti solo nel 29 per cento dei casi. È vero che l’anno scorso, nel medesimo questionario, il 70 per cento degli intervistati aveva previsto un incremento di fatturato nel triennio successivo, «ma ora - sottolinea il presidente del Dixet -, pur in una sensazione di generale rallentamento, il settore hi tech a Genova è quello che sta rispondendo meglio alla crisi economica».
Un dato confermato, del resto, da quanto si investe e, quindi, si crede nel settore: Genova è la città in cui è maggiore, a livello nazionale ed europeo, l’investimento in alte tecnologie da parte delle aziende. Infine, sul parco tecnologico degli Erzelli, il 95 per cento degli intervistati lo definisce un progetto strategico per la città. Con prospettive incoraggianti anche per l’occupazione. «In ogni caso - insiste Manuela Arata - se vogliamo trattenere i nostri ricercatori in Liguria dobbiamo adeguare gli stipendi a quelli pagati nelle regioni vicine, e cercare di formare non solo laureati all’altezza, ma anche diplomati tecnici specializzati». Un appello alla concretezza che va ben al di là degli interlocutori ospiti ieri della sala di Bankitalia.