Un inedito «pop concert» con Lennon, Catullo e Mogol

Suoni e parole d’antan nella pièce «Canzoni d’amore feroci»

Una contaminazione felice di generi e secoli, un abbraccio tra mito e realtà, poesia e storia, tra cronaca e musica popolare, personaggi e persone. Un viaggio nel sentimento d’amore cantato e scritto in modi distanti e fusi in una deliziosa invenzione chiamata Canzoni d'amore feroci - Appunti per un pop concert. Appunti fatti di frasi fermate sulla carta da chi ha fretta e vuole ricordare. Appunti che sono annunci di giornale, articoli di nera, versi di Dante, Shakespeare, Catullo («il poeta più vecchio del concerto»), Leopardi, accostati alle parole delle canzoni di Morandi, Celentano, Jovanotti, Mogol, John Lennon. Una bizzarra, esilarante riscrittura di storie pensata da Cristian Ceresoli e Antonio Pizzicato che le ha messe in musica e cantate con la sua voce bella, al suono della magnifica chitarra di Riccardo Marconi.
Si tratta di un’originale operazione che preserva il senso antico e immediato del teatro, popolare e colto. Dopo la sosta milanese al Crt Teatro dell’Arte, le Canzoni d'amore feroci passano per «Torino Spiritualità» e si fermano a Roma (Teatro Rialto Santambrogio) da domani a sabato. Date certe della tournée invernale sono quelle di febbraio al Teatro Elicantropo di Napoli (dal 7 al 17) e all’Auditorium di Bergamo (21 e 22), per chiudere il 25 a Brescia.
L’amore tra Euridice e Orfeo, Romeo e Giulietta, Francesca e Paolo, Silvio e Veronica, è raccontato insieme al mito della passionale Atalanta, di fanciulle uccise perché amavano uomini di fede diversa, della dolce Silvia amata da Jacques il clochard che abita le vie di Parigi. Un immaginario, nostalgico Leopardi diventato raffinato mendicante, incontrato dal poeta Chretièn (protagonista di questo percorso amoroso che non conosce distanze di tempo e luogo). L’ironia leggera e la malinconia si uniscono alle note che accompagnano i mille baci tra la libera Lesbia e il geloso Caio Valerio Catullo e alle melodie struggenti della tradizione partenopea. E dalla Bell'aria fresca con annessi tormenti dell’anima si arriva alla considerazione che l’amare è il più duro mestiere e «l’amore una gran perdita di tempo», come dice Jacques a Chretièn, amante dei finali tragici ma soggetti a mutamenti.
Prima di mettere in musica Dante e Shakespeare e cantare a loro modo l’amore illimitato limite («agli innamorati è impedito di scorgere l’infinito», Jacques docet), Antonio Pizzicato e Cristian Ceresoli avevano iniziato il loro connubio con Voce sola, prima creatura, poema cantato, raffinato cocktail di ironiche amarezze, tradizione e mito.