«Infermiera in due Paesi»

Romana Trafna, 35 anni, polacca, è arrivata qui 12 anni fa, invitata da una famiglia italiana. Infermiera in patria, da noi non poteva esercitare la professione: il suo titolo di studio non valeva nulla. La Fondazione Verga le suggerì di seguire un corso di italiano: nel frattempo, poiché chiedere un permesso di soggiorno come colf era il metodo più veloce, Romana si è adattata alla situazione. «Difficoltà burocratiche e duro lavoro nelle case, ma anche tanta gente generosa», ricorda. Per tornare in corsia ha ricominciato da capo: sveglia alle 5, corsi all'università e lavoro. «Ci vuole una grande forza. Non tutti ce la fanno», dice. Oggi è un'infermiera laureata e ha fatto domanda per la cittadinanza italiana.