Infermiere bulgare, le famiglie ritirano la condanna a morte

I genitori dei 400 bambini libici contaminati dal virus dell'Hiv hanno rinunciato alla richiesta di condanna a morte per le cinque infermiere bulgare e il medico palestinese accusati di aver procurato il contagio. Il Consiglio superiore delle istanze giuridiche di Tripoli potrebbe decidere di commutare la pena capitale in detenzione da scontare in Bulgaria

Tripoli - Potrebbero essere assolte le cinque infermiere bulgare e il medico accusati di aver inoculato in 400 bambini libici il virus dell'Aids. Le famiglie dei bimbi contaminati dall'Hiv hanno rinunciato ad esigere la pena di morte. A convincerli nella loro scelta, con molta probabilità, gli assegni di risarcimento ricevuti ieri la notte scorsa come contropartita per rinunciare alla richiesta di condanna a morte. Ciascuna vittima ha diritto a un risarcimento di un milione di dollari. Le vittime sarebbero in tutto 460, fra cui una ventina di madri contaminate dai loro figli. Soltanto settimana scorsa la Corte suprema di Tripoli aveva emesso la sentenza. Sul loro destino si pronuncerà oggi in maniera definitiva il Consiglio superiore delle istanze giuridiche di Tripoli, che a questo punto dovrebbe commutare la pena capitale in una pena detentiva da scontare in Bulgaria.