Infermieri delle coop, indaga il Nas

I paramedici «in appalto» sarebbero costati al Policlinico più degli assunti

da Roma

Un altro terremoto s’abbatte sul Policlinico universitario Umberto I di Roma, ma a tremare questa volta è l’intero sistema di affidamento alle coop esterne di lavori ospedalieri. Milioni di euro l’anno che incidono pesantemente sul budget già deficitario della Regione Lazio, su cui la voce «Sanità» insiste al 70 per cento. Da ieri i pm della Procura capitolina Capaldo, Bombardieri e Palaia indagano sul giro di assunzioni dei cosiddetti «esternalizzati»: circa 230 infermieri - ma gli esterni tra ditte ed ex Co.Co.Co. all’Umberto I sono almeno quattro volte tanto - formalmente lavoratori soci di cooperativa, nella realtà né più né meno che personale con gli stessi obblighi e mansioni dei colleghi vincitori di concorso.
Non però con gli stessi diritti. A partire da stipendio (ben inferiore), straordinari (sostituiti da un’ambigua voce «conguaglio») e, soprattutto, pensione (i contributi versati all’Inps da una coop sono pressoché la metà di quelli sborsati da una qualsiasi altra azienda). Ancora una volta il pentolone bollente è stato scoperchiato da un’inchiesta giornalistica.
A ficcare il naso sui «panni sporchi» di Marrazzo & Co. questa volta sono stati i giornalisti di Report, trasmissione del 12 novembre. Piero Riccardi intervista in anonimato un lavoratore della Coop Osa che al Policlinico romano fornisce (contratto triennale dal 2003) lavoro infermieristico per 21,9 euro l’ora. Conti alla mano, si scopre che assumendo direttamente con concorso, la struttura sanitaria avrebbe potuto spendere 9 milioni di euro anziché 12 milioni e 400mila, quanti ne incassa la Osa.
Il direttore generale Ubaldo Montaguti taglia corto: «Non si risparmia e non ha senso», ma nella stessa intervista dice pure che lo si fa «per aggirare ostacoli burocratici» ad assunzioni essenziali. Poi l’attenzione si sposta sugli «interessi forti». «In queste esternalizzazioni - chiede Riccardi - ci sono grandi gruppi che ritornano un po’ ovunque. C’è la Compagnia delle Opere ci sono le cooperative rosse, le ex cooperative bianche della Dc, una specie di manuale Cencelli... Ci sono pressioni in questo senso?». La chiave di lettura la dà l’assessore alla Sanità Augusto Battaglia, convinto di essere a microfoni spenti: «Tanto per capirci - dice - non esiste possibilità che si prendono le cooperative e si fanno imboccare tutti alla Regione... Però stanno lì da sei anni! ... Non è che io posso assumere quelli, devo dire che alla cooperativa je faccio fa’ un’assistenza domiciliare e lì faccio il concorso...». Insomma, mani legate. Per i pubblici ministeri romani non solo l’esternalizzato non avrebbe garanzie ma in base alla normativa è sì possibile appaltare un servizio alle cooperative ma non un lavoratore.
I carabinieri del Nas sono già al lavoro per raccogliere documentazione utile. Anche in altri ospedali del Lazio, in primis il Sant’Andrea.