Infermieri in fuga dagli ospedali

A Empoli corsi di formazione per migliorare la qualità dell’assistenza ai malati e la motivazione del personale

Troppo lavoro, turni massacranti, alta percentuale di stress, poca autonomia e uno stipendio che arriva in media a 1200 euro al mese, sono i motivi che determinano il desiderio di fuga nel 50 per cento degli infermieri italiani. Nella graduatoria dei Paesi europei l’Italia è il fanalino di coda con una media di 5,4 operatori ogni mille abitanti, contro i 7,5 della Francia, i 7,9 degli Stati Uniti e i 9,2 del Regno Unito, fino ad arrivare ai 9,6 della Germania. In Italia mancano 60mila infermieri rispetto ad una media ottimale di 6,9 per mille abitanti. Ma come intervenire sulla motivazione degli operatori per migliorare la qualità dell’assistenza? Una risposta è data dalla Fondazione Medtronic Italia che ha individuato, tra i motivi della «disaffezione», evidenziati dallo studio Next, tre aree: la qualità delle relazioni, gli stati d'animo sul lavoro e la gestione dello stress. Per Marco Gattini Bernabò, presidente dell'omonima Fondazione va promossa una cultura che «favorisca l’innovazione e la qualità al servizio della salute di tutti» attraverso l'applicazione dell'«approccio VirtHuman», un metodo per la gestione strategica del cambiamento già sperimentato con successo nelle aziende private e testato nel pubblico.
Di questa metodologia si è avvalso l’ospedale di Empoli, per preparare al cambiamento 1000 operatori, di tutte le professionalità e livelli gerarchici, che compongono l'organico del nuovo ospedale, organizzato non più per unità operative specialistiche ma per «intensità di cura». E va sottolineato che soprattutto in una organizzazione così pensata (la prima realtà ospedaliera «per intensità» è nata a Forlì e ora in Toscana oltre ad Empoli si sta realizzando anche a Prato e Pistoia) è richiesta maggior collaborazione e interazione fra medici e infermieri. A oggi gli eventi formativi realizzati nel presidio ospedaliero toscano (15 dei 20 previsti) hanno riscontrato risultati positivi: per il 78 per cento dei partecipanti il corso ha risposto in modo soddisfacente alle aspettative, mentre il 61 per cento ritiene che quanto appreso sia «molto applicabile» nella pratica quotidiana. «Finalmente gli operatori parlano lo stesso linguaggio e si capiscono, anche se appartenenti a dipartimenti, ruoli e specializzazioni diverse tra loro», dice Sabrina Sani, responsabile formazione continua e accreditamento professionale dell'Usl 11 di Empoli. Nel 2008 verranno coinvolti anche gli oeratori del territorio».