Infermieri in fuga, la Regione li paga di più

Stanziati 40 milioni di euro per lavori ai nuovi ospedali e al Niguarda

Già non è una passeggiata fare l’infermiere. Se in più ci si aggiungono l’affitto alle stelle, l’aumento delle bollette e il caro vita, ecco che lo stipendio se ne va in un batter d'occhio. Ed è logico che siano sempre di più quelli che non riescono a permettersi la vita di Milano, dove tutto costa un po’ di più. Ecco che allora quasi la metà degli infermieri che hanno studiato in Lombardia fa i bagagli e chiede il trasferimento nelle regioni del Centro, del Sud o in Svizzera, dove il salario è tutta un’altra cosa. Una fuga a cui la Regione Lombardia vuole mettere fine. La prossima settimana il presidente lombardo Roberto Formigoni incontrerà i sindacati assieme agli assessori alla Sanità, Luciano Bresciani, e alle Politiche sociali, Giancarlo Abelli. E chiederà di affrontare il problema della carenza di infermieri negli ospedali. Innanzitutto, fermando l’emorragia di trasferimenti con stipendi più adeguati a sostenere le spese di ogni mese. «Il contratto integrativo regionale sulla produttività - spiega Formigoni - è un’ipotesi innovativa che va al di là di quanto previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro. Quest’ultimo ha però il grave difetto di non riconoscere quello che succede al Nord e in particolare in Lombardia, e finisce col penalizzare il nostro sistema sanitario e quindi i nostri malati».
In Lombardia mancano circa 5mila infermieri. Già nel 2006 Formigoni ha proposto al ministero dell'Università di aumentare il numero di iscritti ai corsi infermieristici ma a fronte di 2.700 posti chiesti, ne sono stati concessi 1.700. Una volta ottenuto il titolo di studio e vinto il concorso, il 40 per cento rassegna le dimissioni e fa domanda per lavorare in ospedali al di fuori della Lombardia. Uno spreco di risorse umane notevole.
La Regione Lombardia è già intervenuta stanziando risorse aggiuntive proprie, il massimo di quanto è permesso dal contratto nazionale. Vale a dire, non più del due per cento dello stipendio: 550 euro pro capite per il 2006 e 640 euro pro capite per il 2007.
«Nonostante ciò - spiega il presidente Formigoni- i salari dei nostri infermieri restano inadeguati al tenore di vita delle nostre città. Ecco quindi la decisione, mia e degli assessori Bresciani e Abelli, di convocare i sindacati per discutere tutti i possibili interventi e strumenti da attivare e in particolare la possibilità di sottoscrivere un vero e proprio contratto integrativo regionale, che aumenti in maniera adeguata il premio di produttività per tutto il personale che lo merita». Sempre in tema di sanità, proprio ieri la giunta regionale ha approvato una delibera con la quale vengono stanziati altri quaranta milioni di euro per l'edilizia sanitaria. Si tratta di un finanziamento straordinario per i nuovi ospedali di Legnano, Broni-Stradella, Niguarda, Como e Varese.
Il Pirellone infine ha vinto ieri in appello la causa di un ex direttore generale, licenziato alcuni anni fa «per non aver rispettato il contratto che prevedeva il raggiungimento di determinati obiettivi di qualità - spiega Formigoni -. Siamo l’unica regione in Italia che sanziona, e nel caso licenzia, un proprio dirigente che sbaglia».