Inferno a New Orleans Spari e violenze bloccano i soccorsi

Assalti ai convogli di aiuti, negozi saccheggiati, colpi d’arma da fuoco contro un ospedale. La protezione civile si ferma: è troppo pericoloso. Fucilate anche su un elicottero di soccorritori

Guido Mattioni

Non verrà ucciso nessun tacchino, per il prossimo Thanksgiving. E non sarà accesa nemmeno una luce di Natale, quest’anno a New Orleans. Il milione di residenti fuggiti dall’intera area metropolitana della «Big Easy» prima che l’uragano Katrina piombasse sulla città - così come quelli rimasti, a cui il sindaco Ray Nagin ha ripetuto ieri l’invito ad andarsene - saranno costretti a celebrare come potranno, là dove si troveranno, le due feste più care agli americani.
Si calcola infatti che sarà necessario un periodo dai tre ai sei mesi per completare le operazioni di drenaggio della capitale del jazz, sommersa da lunedì sotto un mare d’acqua. Lo ha dichiarato ieri al Los Angeles Times il colonnello Richard Wagenaar, del Genio militare, il corpo dell’esercito Usa chiamato a coordinare i lavori per «asciugare» la città e per riportarla successivamente a una situazione quantomeno vicina alla normalità, ovvero di nuovo con acqua corrente, fognature, elettricità e telefoni.
Non a caso saranno proprio le divise verdi, in uno scenario che è quasi di guerra, a dominare a lungo la scena di una città che aveva sempre conosciuto ben altri e più vivaci colori. Del resto è guerra contro il tempo per salvare i superstiti ancora prigionieri delle case sommerse e per far arrivare loro cibo, bevande (il rischio disidratazione è altissimo) e medicinali, soprattutto disinfettanti contro il pericolo di epidemie reso concreto dalla presenza di cadaveri alla deriva e dallo scoppio della rete fognaria. Ed è guerra anche contro il livello dell’acqua, che si è fermata, ma che sta scendendo a ritmo lento, mezzo pollice all’ora, cioè poco più di un centimetro. Ma adesso è soprattutto guerra vera, con le armi e «a tolleranza zero», ha detto il presidente George W. Bush, contro l’esercito di sciacalli che stanno «spolpando» giorno e notte quel che resta della loro stessa città. E se nelle prime ore dopo il disastro più di un occhio era stato chiuso per una sorta di «comprensione» davanti ai saccheggi limitati ai generi alimentari, ora la pazienza è finita di fronte all’escalation del fenomeno e all’arroganza di chi se ne rende protagonista. «Adesso non rubano per sopravvivere, rubano anche gioielli, elettrodomestici e quel che è peggio armi e munizioni», ha dichiarato un portavoce della polizia.
Armi che hanno fatto fuoco ieri all’alba anche contro un elicottero dell’esercito che stava controllando l’evacuazione dei 24mila ex ospiti del Super Dome, in via di trasferimento con una flotta di autobus in un altro stadio, l’Astrodome di Houston, in Texas, a 500 chilometri di distanza. Spari che hanno costretto a fermare la spola dei bus fino alle prime luci del giorno. Situazione che ha spinto ieri la Fema, l’agenzia federale impegnata nel soccorso alle vittime, a sospendere il proprio impegno per via della condizione «troppo pericolosa» in cui si sono venuti a trovare i suoi operatori. Persino un ospedale di New Orleans ha interrotto le operazioni di sgombero dei pazienti dopo che il suo personale è finito sotto il fuoco di alcuni gruppi armati.
Del resto, che questa fosse una delle città più pericolose d’America, con uno dei tassi di criminalità più alti, era un fatto noto. La catastrofe non ha fatto che acuire la situazione, rendendola drammatica. Si spiegano anche con questa pericolosissima emergenza i numeri dell’intervento federale annunciati ieri dalla Casa Bianca. Il Pentagono ha deciso di inviare in zona oltre 30mila soldati tra effettivi e uomini della Guardia nazionale. E circa un terzo di essi, ha precisato Bush, andranno in aiuto dei 1.500 tutori dell’ordine municipali che il sindaco Nagin, spaventato dal fenomeno-sciacallaggio ormai fuori controllo, ha deciso di riportare ai loro veri compiti, sollevandoli dall’impegno nei lavori di soccorso. A questi rinforzi federali si sono poi aggiunti altri 300 agenti della polizia statale della Louisiana (che comprendono un’unità super armata di 50 specialisti delle squadre di pronto intervento).
«Stiamo affrontando uno dei peggiori disastri della nostra storia - ha dichiarato Bush - Ci metteremo molto tempo a recuperare. Ci vorranno anni», ha aggiunto il presidente. E se a soccorsi concluse dovesse risultare che il sindaco Nagin aveva visto giusto, parlando di un bilancio di «al minimo centinaia, ma forse migliaia di vittime» (vanno calcolate anche quelle negli altri Stati, soprattutto in Mississippi), Katrine si piazzerebbe al primo posto nel libro nero delle catastrofi naturali d’America, superando il terremoto (con successivo incendio) di San Francisco, nel 1906, costato la vita a 6mila persone. Mentre tra gli uragani, il primato negativo è ancora di quello che colpì Galveston, in Texas, nel 1900, costato la vita a 12mila persone.