Infetta il compagno con l’Aids: arrestato

L’amore può essere criminale. Senza coltelli, senza pistole, niente bagni di sangue, nemmeno clamorosi omicidi-suicidi. Come può essere sottile il confine tra voglia di possesso e desiderio di distruzione. Tra passione e rabbia, tra felicità e dramma.
Così eccoci davanti all’ennesima storia che sa di metafora dell’imperscrutabilità dell’animo umano. Poco importa che i protagonisti siano due uomini. Basta guardarli come una coppia qualunque, due fidanzati, due persone che si frequentano da tempo e insieme fanno sesso. Ma anche qui c’è un ma: uno dei due è malato e non lo dice all’altro. Non una patologia qualunque la sua. Si chiama virus Hiv, Aids, il che, nel Terzo millennio, significa ancora condanna a morte. Senza sapere esattamente quando, come per quei carcerati che nel braccio dei «dead man walking», in tuta arancione, attendono il boia. Colpevoli o innocenti. Senza futuro. In disperata attesa del miracolo.
Questa storia, che somiglia ad altre già scritte, è quella di un delitto per cui adesso i giudici hanno configurato - come anticipa il Gazzettino - il reato di lesioni personali gravissime. Ma che un domani, aggiungiamo noi - ammesso che «l’assassino» sia ancora di questo mondo - potrebbe trasformarsi in quello d’omicidio.
Ha trentacinque anni l’untore, vive a Cosenza, ed è finito agli arresti domiciliari (ha evitato la galera per via delle sue condizioni cliniche) su ordine del gip dopo la richiesta della Procura. Il suo compagno, lui residente a Belluno, una volta scoperto di essere stato «scientemente» infettato, lo ha denunciato. I fatti risalgono all’agosto dello scorso anno. La vittima si era presentata alla squadra mobile della città veneta dopo avere scoperto di avere contratto il virus. Addebitava, senza dubbi, la colpa al fidanzato. Mesi e mesi di indagini avrebbero confermato la fondatezza dell’accusa. Cosa resta? Due tragedie e un dibattito serrato almeno tra il popolo del web. «Chi, consapevolmente, non avverte il proprio compagno di una cosa simile è un criminale e giustamente va arrestato e la chiave buttata via», sentenzia tale Ash. Aggiungendo: «Altro che amore: c'è gente che non sa neanche lontanamente il significato della parola, tanto è stata confusa con la parola sesso...».
Ecumenico Efrem nella risposta al commento di un’internauta: «Cara ragazza non esistono categorie a rischio e tanto meno gli omosessuali sono più a rischio degli eterosessuali, metti caso che il tuo bravo fidanzato ti tradisca e tu ignaramente lo fai come sempre e scopri che hai l'Aids, non è semplice chiedere al partner occasionale il certificato dell'Hiv. Sappiamo la prassi tra l'essere infettato e saperlo di essere: ci vogliono mesi e tu vuoi farlo subito... La vita è una per tutti quindi ha sbagliato il tipo che se l'è presa ma anche l'altro non è stato onesto».
Arduo, anche e soprattutto per il legislatore, definire colpe e «giusti castighi» nella categoria del più profondo intimo umano.
«Dark love», folle appestatore fiorentino, arrestato tre anni fa per aver contagiato i suoi amici di chat, su Internet scriveva: «Stanotte goditi la pazzia e domani risvegliati accanto al tuo carnefice».