Infezione post parto, Galliera condannato

Serena (nome di fantasia), poco dopo aver emesso i primi vagiti nel settembre ’96, contrasse un’infezione all’anca sinistra che ha comportato una limitazione funzionale dell’arto, in pratica un’invalidità permanente del 10 per cento. Nei giorni scorsi il giudice Roberto Braccialini della seconda sezione civile del tribunale ha condannato l’ospedale Galliera a risarcire con 41 mila euro il danno biologico, esistenziale e morale subito dalla bambina. Il giudice - scrive in sentenza - sostiene di di aver basato le sue argomentazioni che hanno poi portato al giudizio di condanna, sulle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, dottor Cesare Scaraglio, «che ha individuato una precisa responsabilità dell’ente ospedaliero pediatrico (cioè del reparto di neonatologia) per le inadeguate cure prestate al momento delle dimissioni della bambina, pochi giorni dopo la nascita, nel momento in cui si manifestò una postura dell’anca anomala la quale, di per sè, non avrebbe consentito l’immediata diagnosi della sepsi ospedaliera nel frattempo insorta, ma avrebbe consentito indagini più accurate e, con esse, la rapida instaurazione di terapia antivirale acconcia». Inoltre, evidenzia il giudice, emerge dalle cartelle cliniche, che al momento delle dimissioni fu riscontrata, su segnalazione della madre, la posizione innaturale e contratta della gambina. Anche se ciò non bastava per diagnosticare l’infezione, scrupolo e prudenza avrebbero imposto di trattenere la bimba in ospedale per esaminare in dettaglio la situazione clinica. Nessun dubbio, da parte del giudice, circa l’insorgenza del’infezione nel reparto di neonatologia del Galliera.
La vicenda giudiziaria ha inizio nel giugno 2004 quando i genitori di Serena, con l’assistenza dell’avvvocato Rodolfo Senes citano il Galliera chiedendo il risarcimento del danno subito dalla figlia (per molto tempo ha portato il gesso e un tutore, adesso non riesce a muovere celermente la gamba e ha qualche difficoltà nell’attività sportiva), quantificato in 41 mila euro, a cui vanno aggiunti rivalutazione e interessi, nonchè 20 mila euro per danno esistenziale e morale da loro patito, non riconosciuto dal giudice.