Infibulazione, troppe vittime in città

L’infibulazione è una piaga nascosta di Milano. Una piaga sommersa da uno velo pesante di omertà e pudore. È molto difficile stimare il numero delle donne che vengono sottoposte a questa barbarie. L’Organizzazione mondiale della sanità ha calcolato 500mila vittime in Europa. In Italia si parla di 40mila casi. Considerato che la Lombardia assorbe un quarto dell’immigrazione italiana dunque è ragionevole pensare che siano diverse migliaia le vittime delle infibulazioni nella più grande regione italiana. Le certezze in proposito sono poche, anche fra gli addetti ai lavori, come conferma l’Aidos, Associazione italiana Donne per lo Sviluppo, in prima linea nella battaglia. Una delle poche è che a Milano circa 100 donne ogni anno si rivolgono ai consultori per chiedere aiuto, in particolare durante la gravidanza.
Le mutilazioni genitali femminili sono una pratica legata a una tradizione tribale dell’Africa profonda. Un retaggio di rituali praticati nell’antico Egitto che una malintesa interpretazione in voga nelle frange più retrive dell’Islam vuole legare oggi a inesistenti precetti religiosi. Impressionante il filmato trasmesso ieri nel corso di «Conto alla Rovescia» di Telereporter: il caso del centro di preghiera islamica di via Gallura in cui i fedeli danno indicazioni a un cronista (finto-papà) che chiede ragguagli sulla possibilità di praticare l’infibulazione alla figlia di 4 anni.
Impegnata su questo fronte è Cristiana Muscardini, parlamentare europea del Pdl. Per lei il caso «dimostra in modo inequivocabile che il dato in nostro possesso sulle donne che vengono brutalmente sottoposte all’orrore delle mutilazioni genitali femminili in Europa, 180mila ogni anno, è in realtà un dato sottostimato». «Quello che serve per contrastare questa pratica tremenda - commenta la Muscardini - è una sinergia di tutte le forze istituzionali, culturali, religiose, e un appello a tutti i responsabili religiosi affinché la condannino, sottolineando che non è solo un reato per la legge italiana ma è un reato contro la persona. Sarebbe un grande passo avanti. Non prendere posizione significa essere colpevoli di omissione». Il 24 marzo il parlamento europeo ha votato la relazione della Muscardini che condanna le mutilazioni genitali femminili. «Non vi è alcuna giustificazione possibile - spiega la parlamentare del Pdl - A causa della sempre maggiore immigrazione verso il nostro continente rappresentano non più un problema solo per i Paesi africani o asiatici ma riguarda ormai tutta l’Unione europea».