Infiltrazioni Br nel sindacato Caccia alla cellula di Torino

La cellula più infiltrata nella Cgil potrebbe rivelarsi quella torinese, che faceva capo al delegato sindacale Filcem Vincenzo Sisi arrestato lunedì

Torino - La cellula più infiltrata nella Cgil potrebbe rivelarsi quella torinese, costituita a fine 2003 e che faceva capo al delegato sindacale Filcem Vincenzo Sisi arrestato lunedì. Un gruppo tenuto fuori, almeno per ora, dai blitz del pm Ilda Boccassini. Mentre infatti i gruppi di Milano e Padova sono stati colpiti dalla retata, di quello di Torino, altra cellula con almeno 5-6 br attivi, si sa poco o nulla.
Eppure a Torino Sisi contava sia su diversi fiancheggiatori sempre nella stessa organizzazione sindacale ora indagati sia su militanti che gli inquirenti stanno cercando di individuare. Per dare così nome e cognome a chi con Sisi e l’armiere Salvatore Scivoli voleva potenziare il Partito comunista militare nel capoluogo piemontese. Perché gli indizi si coagulano sotto la Mole. Con la prima informativa del Sisde che riversa alla Procura le coordinate essenziali sull’ala torinese. A iniziare dalla coppia Sisi e l’oriundo Alfredo Davanzo. Con il proselitismo avviato nel 2003 e che a dicembre scorso faceva annunciare a Sisi di «avere stabilito un contatto con alcuni elementi validi» nelle fabbriche fuori Torino. Con le recenti perquisizioni a sindacalisti della Cgil nemmeno indagati come Maurizio Poletto, responsabile della sicurezza e del lavoro nella zona della val di Susa. Con la progettazione, sempre a Torino, di due rapine. La prima a un delegato sindacale quando ritirava somme in banca. Da qui i sopralluoghi in ottobre di Sisi in una filiale di Banca Intesa all’incrocio tra corso Emilia e corso Giulio Cesare. Per studiare i movimenti del sindacalista con l’aiuto, magari persino inconsapevole di compagni all’interno della Cgil.
L’altra rapina era più complessa. Doveva essere assaltato un portavalori individuato da un altro brigatista torinese del quale Sisi parla con i «milanesi», ma rimasto al momento senza volto. Questo mister x stava redigendo una relazione economica sul blindato da sottoporre sempre a Sisi. Del resto Sisi per l’accusa aveva la doppia vita: metà del tempo lo impegnava al sindacato nella sede di via Pedrotti, l’altra era tutta dedicata alla causa del terrorismo.
Le sorprese quindi arriveranno da Torino sulle identità dei 15-20 indagati per terrorismo iscritti alla Cgil. I nomi sono ancora top secret. Ma l’attenzione degli investigatori è rivolta ad alcuni colleghi delle Rsu della zona che Sisi frequentava, seppur con discrezione, dall’autunno scorso. Semplici rapporti sindacali o qualcosa di più? È ancora presto per dirlo. Gli inquirenti prima vogliono terminare l’analisi della documentazione (tremila pagine in tutto) interrata nel giardino di Sisi e avviare quella dei numerosi computer sequestrati durante le perquisizioni di lunedì scorso.
Filone ancora da esplorare riguarda invece la diffusione della rivista clandestina «L’Aurora» all’interno delle realtà industriali torinesi e a quelle del terziario a Milano. Gli inquirenti ancora stanno cercando di mappare i canali di distribuzione occulta del primo strumento utilizzato per raccogliere consensi e individuare nuove leve da parte del gruppo dei brigatisti di Seconda Posizione.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it