Inflazione, Bce: "Tenere sotto controllo i salari"

L'istituto di Francoforte prevede un forte rialzo dei prezzi che potrebbe mettere a rischio i salari in tutta l'Eurozona. In aumento anche le attese di inflazione: crescita del 2,5% dei
prezzi sulla media annua. Pil all'1,8%

Roma - Sulla crescita economica dell’area dell’euro incombe "un’incertezza insolitamente elevata" e la Banca centrale europea rileva "la possibilità che gli andamenti dei mercati finanziari abbiano ricadute più estese del previsto". Tuttavia permangono anche rischi e pressioni al rialzo sull’inflazione, che "non si devono propagare al medio termine", ribadisce l’istituzione di Francoforte con il bollettino mensile diffuso a sette giorni dalla decisione di lasciare il costo del danaro invariato al 4%.

Incertezza elevata e insolita La "Survey of professional forecasters" ricalca fedelmente il comunicato illustrato dal presidente Jean-Claude Trichet al termine della riunione del Consiglio. E la scorsa settimana l’ammissione di questa "elevata e insolita incertezza" che pesa sulla crescita aveva spinto gli analisti a modificare le previsioni sulle prossime mosse dell’Eurotower, alimentando le attese di possibili tagli dei tassi di interesse la cui tempistica resta però quantomai incerta. C’è chi si è spinto a ipotizzare una riduzione già da aprile, altri non prevedono che intervenga prima del secondo semestre.

Rialzo sui prezzi: salari a rischio La Bce ribadisce però il suo "impegno a prevenire effetti di secondo impatto" dei recenti rialzi inflazionistici, ovvero intende evitare che si inneschino sprirali rialziste inflazione-salari che metterebbero a repentaglio la stabilità dei prezzi anche a lungo termine. Tanto che rilancia gli appelli al "senso di responsabilità" di tutte le parti sociali per la contrattazione salariali. "È indispensabile - prosegue il bollettino - che siano evitati effetti di secondo impatto sul processo di formazione di salari e prezzi connessi agli attuali tassi di inflazione". I rischi sono connessi alla possibilità di una crescita salariale più vigorosa del previsto, tenuto conto dell’elevato grado di utilizzo della capacità produttiva e delle condizioni tese del mercato del lavoro. Secondo la banca centrale, "il potere delle imprese nel determinare i prezzi segnatamente in segmenti di mercato a bassa concorrenza" potrebbe dunque risultare superiore alle attese. Da qui la necessità che tutte le parti facciano la propria parte al fine di "preservare la stabilità dei prezzi nel medio periodo e quindi il potere d’acquisto di tutti i cittadini dell’area dell’euro" e "segue con particolare attenzione le trattative salariali all’interno" della stessa area. Occorre, osserva ancora l’istituto di Francoforte, "evitare l’indicizzazione delle retribuzioni nominali ai prezzi al consumo".

Aumento attese di inflazione La Bce ha pubblicato la sua inchiesta trimestrale sulle attese di inflazione degli operatori professionali dell’area dell’euro. E per il 2008 l’indagine registra un balzo delle aspettative di 0,5 punti rispetto all’indagine precedente: ora si stima una crescita del 2,5% dei prezzi sulla media annua. D’altra parte "se da un lato le variabili economiche fondamentali dell’area dell’euro restano solide, dall’altro i dati più recenti confermano che le prospettive per l’attività economica sono soggette a rischi al ribasso". E un rallentamento della crescita potrebbe accentuare e favorire l’atteso raffreddamento dell’inflazione. "Il Consiglio direttivo - conclude la Bce - continuerà a seguire con molta attenzione tutti gli andamenti delle prossime settimane".

Riviste stime pil Gli esperti della Bce rivedono al ribasso le stime di crescita del pil della zona euro che quest’anno si attesterà solo all’1,8% per arrivare al 2% nel 2009. Rispetto alle indicazioni precedenti, si tratta di un calo rispettivamente pari allo 0,3% per quest’anno e allo 0,2% per il prossimo. Le stime di crescita sono state riviste al ribasso sia per il 2008 (-0,3%) che per il 2009 (-0,2%).

Disoccupazione in rialzo Le aspettative sul tasso di disoccupazione nella zona euro, per il 2008 e il 2009, sono state riviste al 7,1 e al 7% rispettivamente. Un rialzo di 0,4 punti percentuali, "probabilmente per effetto della revisione di segno positivo dei dati sulla disoccupazione, diffusa successivamente alla conclusione della precedente indagine".