Inflazione, Draghi: "Segnali di accelerazione"

Il governatore di Bankitalia: "L’aumento dell’inflazione è temporaneo, ma appare oggi più persistente di quanto ci
aspettavamo alcuni mesi fa. Vi sono segni di accelerazione dei
costi interni di produzione"

Dublino - L’aumento dell’inflazione è "temporaneo, ma appare oggi più persistente di quanto ci aspettavamo alcuni mesi fa. Vi sono segni di accelerazione dei costi interni di produzione". Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, è intervento, a Dublino, alla Whitaker Lecture, dove ha applaudito all’azione della Bce: "Vi è qualche indicazione che nei giorni successivi al rialzo dei tassi, le misure delle aspettative di inflazione derivate dai mercati finanziari hanno smesso di crescere".

Il ruolo delle banche centrali Di fronte alla crisi dei mercati internazionali "occorrerebbe valutare attentamente se gli strumenti attualmente disponibili alle banche centrali per mantenere la stabilità finanziaria sono adeguati e se è possibile superare le resistenze economiche e politiche ad un ampliamento del ruolo delle banche centrali nella difesa della stabilità finanziaria". Secondo il numero uno di via Nazionale, "preservare la stabilità finanziaria può avere implicazioni anche per la conduzione della politica monetaria: il legame tra politica monetaria e stabilità finanziaria pone una sfida ai banchieri centrali". Draghi ha, infatti, invitato a "riconsiderare il punto di vista, piuttosto diffuso fino a tempi recenti, secondo cui la politica monetaria deve svolgere un ruolo passivo di fronte all’accumularsi di squilibri finanziari e intervenire soltanto dopo un crollo, iniettando liquidità per evitare il diffondersi dell’instabilità a livello macroeconomico". "Dobbiamo valutare - ha proseguito il governatore di fronte alla platea di ex banchieri centrali e manager bancari riuniti al Dublin Castle - se e fino a che punto i nostri strumenti di politica monetaria possano essere utilizzati per contrastare l’accumularsi di squilibri finanziari ed evitare che si creino incentivi distorti e che gli investitori percepiscano un bias espansivo, asimmetrico, della politica monetaria".

Effetti choc sul petrolio "Vi è ampia evidenza a livello internazionale che gli effetti negativi degli choc petroliferi sull’economia sono oggi molto meno severi che 30 anni fa". Draghi ha spiegato che le conseguenze sono meno gravi grazie alle modifiche strutturali dell’economia, "quali la maggiore efficienza energetica della produzione e del consumo e mercati del lavoro più flessibili". "L’evidenza empirica indica anche, tuttavia - ha aggiunto - che la maggiore credibilità e la migliorata trasparenza della politica monetaria sono state fondamentali nel ridurre l’impatto degli choc petroliferi sull’inflazione". "La nostra ricerca - ha proseguito il governatore, presidente del Financial Stability Forum - mostra che anche in passato tale impatto era minore nei Paesi in cui la banca centrale aveva adottato un impegno chiaro per la stabilità dei prezzi e godeva di elevata credibilità. Ad esempio, le stime indicano che negli anni Settanta e Ottanta esso era circa sei volte minore in Germania che in Italia. E in Italia la trasmissione all’inflazione degli choc del prezzo del petrolio è ulteriormente diminuita a partire dal 1999, grazie alla credibilità della strategia monetaria dell’Eurosistema". Risultati recenti, inoltre, "confermano che il diminuito impatto degli choc del prezzo del petrolio sull’inflazione e sulla produzione è dovuto in parte all’accresciuta consapevolezza degli investitori circa l’orientamento anti-inflazionistico delle autorità monetarie o, in altri termini, alla credibilità delle banche centrali".