Inflazione, ecco la verità: è il doppio

Nel 2007 prezzi cresciuti del 4,8%, due punti in più del tasso
ufficiale. Fra i generi di uso quotidiano, boom di pane e benzina: +12%. L’Istat conia un nuovo indice sui prodotti ad alta frequenza di
acquisto. Il Codacons avverte: "Quest’anno una stangata
da mille euro a famiglia"

da Roma

Una volta c’era l’inflazione reale. Nel 1993 nacque quella programmata. Con l’introduzione dell’euro, spuntò quella percepita. Ora l’Istat conia un nuovo indice dei prezzi: quello relativo ai prodotti ad alta frequenza d’acquisto. Negli ultimi dodici mesi questi prodotti d’uso quotidiano sono aumentati del 4,8%; quasi due punti in più del tasso d’inflazione ufficiale (2,9%) fotografato dall’Istituto centrale di statistica in gennaio. E i consumatori del Codacons prevedono che l’incremento dei prezzi di questi prodotti possa trasformarsi in «una vera e propria stangata da mille euro annui a famiglia».
Fra i generi d’uso quotidiano (che pesano per il 39% sul paniere del carovita) sono compresi quelli alimentari, i tabacchi, i carburanti, i giornali, i detersivi, le bevande alcoliche ed analcoliche. Si scopre così che in un anno pane e benzina sono aumentati entrambi sopra il 12% (12,3 il primo, 12,5 la seconda); che i prezzi della pasta solo saliti del 10%; il latte dell’8,7%; carne e pesce del 3,6%; latte, uova e formaggi del 6,5%; la frutta del 4,8%; i tabacchi del 4,1%.
Non è un caso che pane e benzina siano cresciuti a velocità analoghe. I cereali ed il petrolio sono «materie prime» negoziate sui mercati internazionali. Come tali risentono sia dell’aumento della domanda proveniente dai Paesi emergenti, sia della svolta ecologista, che punta ad utilizzare i distillati dei cereali quali additivi «verdi» dei carburanti.
L’Istat, poi, divide il paniere in altri raggruppamenti. Oltre a quelli ad alta frequenza d’acquisto, definisce anche quelli a media ed a bassa frequenza. E ovviamente, i valori cambiano. Quelli a media frequenza (che pesano per il 42% sul paniere complessivo) in un anno sono cresciuti dell’1,8%, quelli a bassa frequenza dell’1,7%. I primi comprendono le spese per l’abbigliamento, i servizi medici e dentistici, i trasporti stradali, i pacchetti vacanze, i libri. Quelli a bassa frequenza comprendono invece elettrodomestici, acquisto mezzi di trasporto, servizi ospedalieri, macchine fotografiche.
Alla luce degli ultimi dati dell’Istat, la Confartigianato stima in 305 euro la perdita del potere d’acquisto per i pensionati. «Finalmente l’Istat dice la verità», osserva Giorgio Cremaschi, dell’ala estrema della Cgil.