Inflazione, frenano consumi e turismo

L'aumento del costo della vita svuota i carrelli degli italiani. Aria di crisi nella grande distribuzione: -0,7% nel bimestre maggio-giugno. E il 12% in più rispetto al 2007 rinuncia alle vacanze

Milano - Numeri alla mano l'aumento del costo della vita si fa sentire eccome: calano i consumi delle famiglie e diminuiscono quelli che possono permettersi di partire per le vacanze. Ovviamente le strade sono piene di auto, così come stazioni e aeroporti sono affollati. Qualcuno potrebbe dire che la crisi non c'è, ma la statistica rivela un quadro non proprio esaltante per molti italiani. Il prezzo record di benzina e gasolio, il budget medio delle famiglie di 1.850 euro, 115 in meno rispetto all’estate 2007, e servizi sempre più cari, con un aumento fra il 4 e il 9% per ombrellone e lettino, comporteranno per l’estate 2008 un calo fra il 10 e il 12% del numero dei vacanzieri. È quanto emerge da una ricerca del Cescat, il Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia. Per l’estate 2008 il numero di italiani che partiranno per le vacanze dovrebbe ridursi fra il 10 e il 12%, mentre per le località di mare il calo sarà dell’8%.

Calano i consumi nei supermercati L’inflazione corre e il carrello della spesa piano piano si svuota, con le famiglie che, nel tentativo di mantenere inalterati i consumi ricorrono sempre più spesso ai prodotti non di marca. Le abitudini degli italiani al supermercato emergono da una ricerca "Iri Infoscan" che, nel bimestre maggio-giugno, mette in evidenza un calo dello 0,7% del volume delle vendite dei prodotti di largo consumo confezionato, a fronte di un aumento in valore del 4,7%: chiaro indice dell’aumento dei prezzi che non lascia scampo.

L’indagine, realizzata con dati Infoscan Census, inviati a Iri da un sistema di 7.070 tra ipermercati, supermercati e i grandi negozi sintetizza il trend del primo semestre 2008 parlando di "inflazione in crescita, domanda più debole".

Calano le vendite Guardando alle tabelle, infatti, si vede che nel bimestre maggio-giugno si assiste per la prima volta dopo un anno e mezzo a una flessione del volume delle vendite (-0,7%). Era dal gennaio-febbraio dello scorso anno, infatti, che il dato si manteneva in positivo, anche se negli ultimi mesi il rallentamento è stato abbastanza evidente: nei primi due mesi dell’anno le vendite erano infatti aumentate del 3,4% in volume e del 7,2% in valore, mentre a marzo-aprile i volumi erano cresciuti solo dello 0,7% (+5,6% in valore). In generale, quindi, nel primo semestre a fronte di un aumento della spesa del 5,7% si registra un tasso di crescita dei consumi in calo sul 2007, culminato con la flessione sotto zero di maggio-giugno: "Un chiaro segnale di debolezza della domanda - dice lo studio - che potrebbe consolidarsi nei prossimi mesi".

La rinuncia ai marchi più noti Se il potere d’acquisto si indebolisce, gli italiani tentano comunque di mantenere inalterato il tenore di vita rinunciando ai brand più noti e ricorrendo alle cosiddette private label, vale a dire i prodotti che espongono il marchio del supermercato stesso.

Pesa il caro prezzi A pesare è dunque il caro-prezzi che, secondo l’indagine, per i beni di largo consumo a giugno è schizzato al 4,6% (contro il 3,8% dell’indice nazionale), senza considerare che "fino a settembre, è ragionevole attendersi una tendenza rialzista". Ancora una volta prodotti freschi (+7,4%) e drogheria (+7%) si confermano i comparti più in tensione, ma, nonostante l’inflazione, gli italiani non possono rinunciare a mangiare: infatti sono i prodotti per la cura della casa e per quella della persona a rallentare vistosamente nel primo semestre (per la casa da +2,3% del 2007 a +1,3% e per la persona da +2,9% a +1,4%); senza contare che la spesa in elettrodomestici bianchi e bruni si è ridotta del 6,3%. Alimentari e bevande, invece, malgrado l’aumento della spesa del 6,7%, mantengono un ritmo di crescita dei volumi grosso modo costante (+0,9% contro il +1,2% del 2007).