Influenza suina, ora è caccia alla mascherina

All’aeroporto Leonardo da Vinci il rischio di un’epidemia di influenza da suini si combatte a colpi di opuscoli. Nello scalo di Fiumicino sono sbarcati ieri i volantini approntati dal ministero del Welfare con i consigli per i viaggiatori in partenza per le zone colpite dal virus: evitare la visita a mercati e fattorie, scansare portate a base di carne suina cruda, lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con detergenti disinfettanti. Ai viaggiatori in arrivo in Italia è richiesto invece di tenere sotto controllo lo stato di salute per almeno 10 giorni. Intanto la Direzione della Sanità aerea non rilascia dichiarazioni. Mentre dal ministero fanno sapere che è in fase di valutazione l’opportunità di assumere iniziative di controllo alle frontiere come già è stato fatto in diversi paesi stranieri.
Nel frattempo in aeroporto la psicosi da febbre suina si misura in base al numero di mascherine vendute. Esaurite in poche ore le scorte presenti in farmacia. «Siamo stati colti impreparati - dice una dipendente della farmacia che si trova al piano sopraelevato del Terminal C, da dove partono i voli extra Schengen - fra chi viaggia è vivo l’allarme». A farne richiesta non sono stati unicamente i passeggeri che domenica erano diretti in Messico, ma anche quelli in partenza ieri per New York. E non solo: al bancone si sono presentati fra gli altri diversi turisti asiatici che si apprestavano a fare ritorno in Cina e Giappone, dove in via cautelativa qualcuno ha già incominciato a indossarle. Impossibile, però, accontentare tutti, così in molti si sono dovuti arrangiare. Una volta terminate le mascherine antinfluenzali, in mancanza d’altro i viaggiatori hanno preso d’assalto quelle antismog. «Per far fronte alla situazione - prosegue il personale della farmacia - stamani abbiamo ordinato altre 200 mascherine». Lo stesso scenario nella farmacia del Terminal A: «Abbiamo registrato nelle ultime 24 ore una richiesta anomala da parte della clientela».
Divenuta in breve un simbolo dell’epidemia in corso, come del resto era già accaduto all’epoca in cui scoppiò la Sars, stando a una ricerca condotta in tempi non remoti da un’università australiana l’uso di una maschera protettiva abbatterebbe notevolmente le probabilità di venire contagiati in caso di contatto con un soggetto influenzato. All’elevata richiesta di mascherine pervenuta nelle farmacie ubicate nello scalo aereo romano si è sommata poi quella relativa al Tamiflu, il farmaco antivirale contenente il principio attivo Oseltamivir, che secondo quanto dichiarato nei giorni scorsi dall’Oms si starebbe rivelando efficace nella cura della malattia. «Anche in questo caso la domanda è stata consistente - conferma il personale della farmacia in funzione nel Terminal C - e nel giro di poco abbiamo dato via tutte le confezioni che avevamo in giacenza». E se forse di psicosi vera e propria ancora non si tratta, nemmeno si può dire che il clima sia sereno. Il timore di contrarre l’influenza da suini angoscia i passeggeri in partenza da Fiumicino, e nonostante ieri i voli diretti negli States, dove da domenica è scattato lo stato di emergenza nazionale, non abbiano fatto registrare anomalie, la gente sembra non rinunciare a prendere delle precauzioni contro il virus che ha messo in allerta il mondo intero.
E intanto il Campidoglio ha istituito una commissione di esperti per valutare le eventuali emergenze sanitarie legate all’influenza suina. Lo ha comunicato ieri il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. La commissione, che opererà a titolo gratuito, è composta oltre che dall’immunologo Fernando Aiuti, da altri luminari di malattie infettive che lavorano negli ospedali capitolini.