Influenza da suini Allo Spallanzani due test negativi

«Su quest’influenza da suini sembra che si stia alzando più polvere del dovuto. In Messico, almeno nel golfo dello Yucatan, non c’è questo allarmismo». È il commento di uno dei 220 passeggeri, per lo più turisti italiani rientrati a Fiumicino ieri pomeriggio alle 16, con un volo della compagnia Livingston proveniente da Cancun. Abbronzati, sorridenti, pochi quelli con le mascherine sul volto o con un foulard sul naso, ma soprattutto poco preoccupati riguardo alla notizia dell’influenza che ha colpito proprio il Messico e che ora si sta estendendo.
A loro arrivo nello scalo romano, i viaggiatori hanno trovato all’uscita dal «finger» tre addetti della Sanità aerea vestiti col fratino blu che consegnavano opuscoli informativi, approntati dal Ministero della Salute, con i consigli per i viaggiatori in arrivo dalle aree colpite da influenza da suini. «Noi, dopo un breve soggiorno a New York ci trovavamo a Playa del Carmen - raccontano Alessandro e Paola, due giovani romani mentre sbirciano distrattamente il volantino -. Ma dobbiamo dire francamente che da quelle parti non abbiamo avvertito nulla di particolare. Giusto all’aeroporto di Cancun, poco prima di partire, ci hanno fatto compilare un breve questionario in cui dovevamo segnalare eventuali sintomi di malesseri, quali mal di gola, difficoltà respiratorie. A parte questo non c’erano altre misure particolari».
Ieri allo Spallanzani sono stati analizzati due casi sospetti di influenza suina. Ma entrambi sono risultati negativi. Salgono così a 12, con quelli dei giorni scorsi, i test effettuati nella struttura, ai quali si aggiunge un altro, escluso al Gemelli. Dall’Asp-Lazio Sanità assicurano che «la situazione nel Lazio è sotto controllo». Più che la febbre da suini, per ora, a Roma preoccupa la tubercolosi, che si sta registrando nei campi nomadi. «Questa malattia è in uno stato di emergenza - dichiara il presidente della commissione politiche sanitarie del Campidoglio -. Il piano di prevenzione delle infezioni tubercolari negli accampamenti, però, non parte perché bloccato da veti incrociati burocratici e per inspiegabili opposizioni di alcuni direttori sanitari di Asl romane». Dai dati emerge che nel primo trimestre 2009 risultano 145 notifiche di questo tipo, con particolare incidenza per l’Asl Rmb dove esiste una maggiore concentrazione di campi rom. Il numero di casi nel trimestre 2009 è aumentato rispetto allo scorso anno, in quanto nei 12 mesi furono notificati 233 casi. «Questa commissione - conclude Aiuti - richiede pertanto un rapido energico intervento delle autorità politiche affinché il piano organizzativo dallo Spallanzani e già finanziato dal Comune possa essere in settimana operativo».
Lo stesso viene chiesto a gran voce dall’Ospol. «Dopo i casi nel campo nomade di via del Flauto, i vigili sono preoccupatissimi per la loro salute - denuncia il sindacato -. Il sindaco deve attivare un protocollo con il servizio sanitario di competenza per effettuare la profilassi antitubercolosi a tutti i colleghi che operano negli accampamenti della città».