Informatico assassinato: resta in carcere la sorella

Confermata l’accusa di omicidio volontario

Informatico ucciso a martellate, resta in carcere la sorella. È confermato il fermo per omicidio volontario per Desiré Skinder, 27 anni, la sorella del programmatore di origini croate trovato cadavere domenica sera al Laurentino. Nonostante gli inquirenti non abbiano ancora in mano le prove in grado di inchiodarla, gli elementi emersi durante l’interrogatorio, le contraddizioni, nonché l’ammissione di aver visto la vittima in un lago di sangue confermano il suo ruolo principale nella vicenda. Non solo. Durante una perquisizione nell’appartamento che la donna divide con la madre, gli agenti della mobile avrebbero sequestrato oggetti «interessanti» e che, ora, sono all’esame della scientifica. Dell’arma, un martello o una chiave inglese, nessuna traccia. Restano interrogativi sul fattaccio accaduto in via Fonte Meravigliosa 88, sede della Mavian Labs di cui Max Skinder era il titolare, Desiré la contabile e Stefano Gavazzi, 26 anni, anche lui ferito dall’assassino, un collaboratore. A cominciare dalla dinamica dell’aggressione: secondo i rilevamenti l’omicida ha colpito nel punto stesso in cui è stato rinvenuto il corpo senza vita dell’esperto in software. Un vero genio nel settore delle telecomunicazioni voip e nei sistemi ad hoc per le aziende. Max era in piedi, ma i colpi sarebbero stati inferti dall’alto verso il basso. Difficile pensare che la donna, esile e di media statura, abbia potuto colpire, da dietro, Max. Che Desiré voglia coprire qualcuno?