Infortuni, cantieri «sorvegliati» Arrivano gli attrezzi con il chip

Driiiin. Un elmetto posato su una sedia. Driiin, guanti che cadono per terra. Driiin una cintura di sicurezza che viene slacciata. Dalla fine di marzo questa sarà la «sinfonia» che si potrà sentire nei cantieri. Ogni volta che un operaio si toglierà un indumento di protezione, in termini tecnici un «dispositivo di protezione individuale scatterà un allarme. In questo modo il capo cantiere potrà controllare immediatamente cosa sta succedendo. Non solo, gli operai saranno sotto controllo per tutta la loro giornata dall’ingresso in cantiere alla fine della giornata. Confindustria ha deciso così di dare un giro di vite alla sicurezza sul lavoro. «Nel 2008 - spiega Samy Gattegno - presidente del comitato tecnico per la sicurezza di Confindustria - si sono verificati 600 incidenti mortali sul lavoro in tutto il Paese, meno dell’anno precedente. In Lombardia la situazione è un po’ meno tragica: muoiono 38 lavoratori su 1000, contro i 48 della media nazionale».
Ecco allora che dal prossimo mese i lavoratori che entreranno in cantiere verranno «scansionati» da una piattaforma, che verificherà se indossano tutti gli indumenti di protezione. Saranno così verificati il codice dei prodotti, la scadenza, il fatto che siano a norma o che vengano indossati correttamente. Se l’operaio ha dimenticato qualcosa, dovrà mettersi a posto per poter entrare. Come funziona? «Innanzitutto l’accesso ai cantieri sarà possibile solo con un badge - spiega Gattegno - in modo che si possano identificare tutti i lavoratori».
Come funziona? Nelle protezioni sarà inserito un microchip che fornirà tutte le informazioni necessarie, e lo stesso microchip farà scattare un allarme nel momento in cui l’operaio si toglierà elmetto, i guanti o l’imbragatura. «Il sistema funziona con tecnologia a radio frequenza - spiega Francesco Giberti, presidente di Assosic, l’associazione fabbricanti e commercianti prodotti antinfortunistici - che è in grado di identificare le diverse tipologie di dispositivi di protezione e l’effettivo utilizzo. Con questa nuova tecnologia il responsabile della sicurezza potrà stabilire chi è autorizzato ad accedere in un’area di lavoro, in quali orari, e quali tipi di indumenti sia obbligatorio indossare a seconda del tipo di attività svolta».
Non tutti gli indumenti, infatti, sono a norma: «ci sono molti casi - racconta Giberti - in Lombardia solo 10 rispetto ai 50 nazionali, di oggetti “falsi”, per questo abbiamo istituito un ufficio per la sorveglianza sul mercato. Ma capita anche che gli operai indossino protezioni “scadute”. Un elmetto, per esempio, è fatto per durare quattro anni, dopodiché non garantisce più protezione. Per questo stiamo anche pensando di dotare i caschi di un dispositivo colorato per segnalare la sua validità».
Proprio per invogliare gli operai a indossare tutte le protezioni necessarie, si stanno anche studiando dei sistemi per creare qualcosa di più adattabile. Per esempio? Un sistema di pompe che soffiano aria nelle scarpe mentre si cammina o prodotti antisudore sui caschetti, o ancora dei sistemi di presa d’aria per le giacche.