Infortuni sul lavoro, è allarme: nella capitale 20 vittime all’anno

In crescita gli omicidi colposi commessi violando le norme di sicurezza nei cantieri Nell’ultimo anno avviati circa 5500 procedimenti penali relativi a 15mila infrazioni

A Roma ogni anno venti persone «muoiono di lavoro». Un dato allarmante quello fornito dal presidente della Corte d’Appello di Roma Francesco Lo Turco parlando degli omicidi colposi commessi violando le norme sugli infortuni sul lavoro. Un fenomeno consistente soprattutto nelle piccole imprese con manodopera in nero. I pm specializzati nel contrasto a tali reati segnalano «una perdurante inadeguatezza del livello di tutela» dei lavoratori nei cantieri, dove spesso si ricorre a manodopera non adeguatamente formata. «Nell’ultimo anno - si legge nella relazione - a fronte di circa 4mila ispezioni attivate dalle Asl nei cantieri, sono stati elevati a Roma circa 3mila verbali e avviati oltre 5.500 procedimenti penali relativi a circa 15mila violazioni delle norme sulla sicurezza ed igiene del lavoro. Segno evidente di una forte illegalità diffusa».
Quasi tutte le Procure del distretto, poi, hanno segnalato un aumento dei reati di violenza sessuale e pedofilia, anche quelli messi a segno attraverso il web. Per questo sembra sempre più necessaria l’esigenza della specializzazione dei magistrati nella materia e il ricorso all’ausilio di esperti in scienze umane. Rilevante è il numero dei reati, anche omicidi e rapine, commessi da cittadini stranieri, in particolare extracomunitari, spesso clandestini facili preda di organizzazioni criminali. A Roma sono 24.287 i procedimenti penali pendenti per reati messi a segno da cittadini extracomunitari, contro i 19.475 dello scorso anno. Aumentano le violazioni della legge sull’immigrazione, stabili quelle relative al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Fra i reati di maggiore allarme sociale è stabile il numero degli omicidi volontari e costante, in particolare nel sud del Lazio, quello di estorsioni e rapine, soprattutto in danno di Tir, banche e gioiellerie. Sempre preoccupante è il fenomeno dello spaccio di stupefacenti, diffuso in tutto il territorio del distretto. Roma continua ad essere il luogo privilegiato dalle organizzazioni criminali che muovono ingenti quantitativi di droga destinati sia al mercato locale che a quello di altre regioni. Lo Turco registra anche la presenza di relazioni stabili di interscambio tra le organizzazioni locali e quelle camorristiche.
In materia di tutela dell’ambiente e del territorio, nonché di edilizia ed urbanistica, l’alto magistrato segnala l’interferenza dei condoni edilizi, «che ha favorito sostanzialmente una percezione di impunità anche per l’inerzia e l’inefficienza delle autorità preposte». «L’attività di abusivismo edilizio e di illecita trasformazione del territorio - scrive Lo Turco - anche quest’anno ha avuto a Roma diffusione sia nelle zone periferiche, attraverso la realizzazione di nuove costruzioni, sia nelle zone verdi di particolare rilievo ambientale, gravate da vincoli e comprese nei parchi e nelle riserve regionali, nonché su immobili persistenti, ubicati spesso nelle parti più pregiate del centro storico della città o immediatamente adiacenti, tramite interventi tesi a stravolgere le strutture preesistenti e a modificare le destinazioni d’uso originarie dei manufatti». E la corruzione? Le indagini sui reati contro la pubblica amministrazione, osserva il pg Vecchione, sono diminuiti. Non perché le tangenti hanno smesso di girare, ma perché «ci sono interessi in comune tra corrotti e corruttori». «Le non eccessive iscrizioni per i delitti contro la pubblica amministrazione», per il pg, costituiscono un «dato ingannevole». «Sono addirittura rare - spiega Vecchione - le iscrizioni per reati di corruzione e di concussione. Questo essendo lo stato delle cose, non si vuol dire che ormai sono rari i corrotti e i corruttori: significa soltanto che la convergenza di interessi tra gli autori pubblici e gli autori privati di questo genere di fatti limita le notizie di reato e rende particolarmente difficoltoso l’onere della prova».