Infrastrutture e istruzione penalizzano la Lombardia

Deludono i dati sulla crescita di produttività e occupazione

(...) di Bankitalia, Salvatore Messina, «il rallentamento ha contenuto anche le esportazioni, con una crescita del 3,5 per cento, ben al di sotto della dinamica del commercio mondiale. Mentre l’incidenza dell’export lombardo sul Pil è risultato pari allo 0,4 per cento nel triennio 2005-2007, un punto in meno rispetto alla media nazionale». Pesanti le ripercussioni sulla produttività. Rispetto alla media europea è stata infatti inferiore dell’8,8 per cento, con un meno 12,5 per cento nell’amministrazione pubblica. Dal 1996 al 2005 poi il reddito pro capite lombardo ha perso posizioni rispetto alla media dell’Ue. A tagliare le gambe alla marcia della Lombardia verso lo sviluppo ci sono gli scarsi investimenti in innovazione e capitale umano. «La spesa per la ricerca e lo sviluppo è rimasta ferma all’1,1 per cento del Pil - ha sottolineato Messina -, come nella media nazionale ma al di sotto dell’1,8 per cento dell’Ue. Anche se il contributo delle imprese private è superiore al 70 per cento, in linea con le regioni europee più innovative». È soprattutto il settore pubblico insomma a non fare abbastanza per l’innovazione in Lombardia. Ma a preoccupare sono anche i dati sulle percentuali di diplomati e laureati nella fascia tra i 25 e i 64 anni. Nel 2006 erano rispettivamente pari al 41 per cento e al 13,2 per cento in Lombardia, contro il 46,7 per cento e il 22,7 per cento della media Ue. Rallenta così la crescita dell’occupazione pari allo 0,8 per cento nel 2007 contro l’1,9 per cento nel 2006. E l’economia lombarda non corre veloce anche per colpa della carenza di infrastrutture, con 155 chilometri di strade per 100mila abitanti contro i 300 della media italiana e i 1.235 dell’Europa a 27. Per il direttore del settore Ricerca economica e relazioni internazionali di Bankitalia, Salvatore Rossi, «ci sono due modi di guardare questi dati: confrontando la Lombardia con le altre regioni italiane o rilevando le differenze rispetto alle aree europee più avanzate. Il modo più giusto è il secondo, perché la nostra regione è il vagone di testa dello Stato italiano e mostra un affanno che è lo specchio della lentezza di tutto il Paese. Una situazione rispetto alla quale per ora non c’è un’inversione di tendenza».