Le infrazioni vanno contestate subito

Lidia Scognamiglio

A quante persone è capitato di avere la «felice» sorpresa di trovare nella cassetta della posta una multa per infrazione al codice stradale senza esserne precedentemente a conoscenza? Eccesso di velocità, passaggio con il rosso, divieto di sosta. La casistica è varia. Le multe sempre più salate.
Un automobilista della capitale, Romano G., fu multato tre anni fa, per eccesso di velocità. Violazione dell’articolo 142 del codice della strada. La Cassazione ha accolto il suo ricorso stabilendo che il traffico, di una grande città come Roma, non è un buon motivo per giustificare la mancata contestazione delle infrazioni al codice stradale.
L’uomo si era opposto, nel febbraio 2002, al Prefetto di Roma, chiedendo al giudice di pace di annullare il pagamento dell’infrazione, dal momento che la violazione non era stata contestata nell’immediatezza e non erano stati indicati i motivi del reale impedimento del fermo dell’auto.
«Non è sempre possibile per motivi di traffico provvedere alla contestazione personale dell’informazione». Questa la sentenza del giudice di pace. Decisione non condivisa dalla Cassazione che ha accolto il ricorso di Romano annullando totalmente l’ingiunzione di pagamento emessa dal Prefetto. Ammonta, inoltre, a 780 euro la somma di denaro che la Prefettura è condannata a pagare per le spese processuali.
«Gli articoli 200 e 201 del codice della strada - dichiarano i Supremi giudici - stabiliscono che quando è possibile la violazione deve essere immediatamente contestata e che, qualora ciò non sia possibile, occorre notificare al trasgressore il verbale con gli estremi precisi della violazione e l’indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata». Al conducente deve, infatti, essere data la possibilità di esercitare il proprio diritto alla difesa.
«Una sentenza giustissima e garantista» commenta il presidente del Codacons Carlo Rienzi. Si sa quanto le multe rappresentino una «miniera d’oro» per le casse del Comune. «Quando arrivano a casa dopo mesi e mesi dal momento della violazione - continua Rienzi - non servono a nulla e perdono il loro potere educativo, senza contare che spesso le contravvenzioni vengono elevate a raffica con vigili e vigilini nascosti nei punti più assurdi. Rappresentano in questo modo solo un espediente dei Comuni per aumentare gli introiti».