Un ingegnere diventato prete scrive un manuale per la santità

Forse non tutti i battezzati sanno di essere sacerdoti. È una missione per conto di Dio, senza essere i Blues Brothers. Anche se eravamo piccolissimi, il «carattere battesimale» si è impresso per sempre, insieme al «sacerdozio comune dei fedeli». Spiega san Pietro in persona: «Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa». E scusate se è poco.
Cose vecchie duemila anni e periodicamente dimenticate. A ricordare con semplicità quel che è stato ribadito dal Concilio Vaticano II, ovvero che tutti i fedeli sono chiamati a essere santi, è utile il libro L’anima sacerdotale del cristiano. Perché le genti diventino un’offerta gradita (edizioni Marna) di don Marco Busca, sacerdote della prelatura dell’Opus Dei. Laureato in ingegneria al Politecnico, invece che ai palazzi si dedica all’edificazione delle anime, confessa e fa direzione spirituale degli adulti: cioè li aiuta nella non sempre facile impresa di «cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio».
San Pietro ci chiama tutti sacerdoti, ma - come si evince dal libro - non vuol dire che bisogna correre in chiesa e indossare la tonaca. Significa andare a Messa di frequente ma anche sorridere quando ti verrebbe da urlare. Confessarsi prima di ricevere la Comunione ma anche onorare il padre, la madre, a volte il capo. Ancora: recitare il Rosario ma anche perdonare il vicino di casa e di scrivania.
Di più, lavorare pensando al bene comune e offrendo il prodotto a Dio. Se non è perfetto, pazienza, Lui perdona, ma intanto si evitano le cattiverie. Naturalmente rispettare i comandamenti, ma anche dare una mano agli amici, soprattutto avvicinandoli a Dio. Insomma, seguire il Vangelo e la Chiesa non solo a parole ma nei fatti e nelle azioni della vita.
L’Opus Dei è stata fondata nel 1928 da san Josemaria Escrivà («un’ispirazione divina») con la missione di ricordare ai laici smemorati che sono tutti chiamati a santificare la vita ordinaria, a coltivare un rapporto personale con Dio nella quotidianità, nel lavoro, nei rapporti familiari e nell’amicizia.
La mentalità comune porta a pensare che essere sacerdoti sia una roba da preti e essere santi un privilegio di pochi. Nel libro don Marco propone un ripasso: «Essere cristiani - e in modo particolare essere sacerdote, ricordando che anche tutti noi battezzati partecipiamo del sacerdozio regale - significa stare continuamente in Croce». Non è rassicurante ma suona vero. Nei momenti più difficili ricordarsi sempre della Resurrezione.