Da un ingegnere italiano una pianta robot per Marte

Una pianta-robot che esplori Marte, ne studi la composizione dell'aria, la forza di gravità, i fenomeni atmosferici, entri nel terreno e analizzi se sono presenti sali, azoto, acqua, principi nutrienti e le sostanze tossiche. È il progetto, già realizzato su carta, di Stefano Mancuso, quarantenne docente di agraria all'università di Firenze e conosciuto nel mondo della scienza come lo scopritore dell'intelligenza vegetale: ha infatti individuato la presenza di cellule neurali nelle radici in grado di far comunicare le piante tra loro e di attivare sistemi di autodifesa e di attacco. Il «plantoide», primo progetto di robot simile alle piante, sfrutta proprio questa scoperta per applicarla ad una macchina che imita il comportamento vegetale. «Come un seme - spiega Mancuso - questo robot a forma di piccola sfera potrà essere «seminato» in più esemplari da un razzo che sorvola Marte. I semi così andranno a distribuirsi a distanza di qualche centinaio di metri l'uno dall'altro monitorando così vaste zone di terreno, a differenza dei robot simili agli animali finora inviati su Marte, tanto costosi quanto limitati a ridotte aree di terreno da sondare». Una volta seminato, il seme bionico si aprirà per diventare una specie di fungo alto 15-20 centimetri. La cupola sarà composta di numerosi pannelli solari che capteranno l'energia e analizzeranno l'aria. Dal seme spunteranno 4 o 5 radici che entreranno nel terreno andando sempre più in profondità alla ricerca di acqua e altre sostanze. I plantoidi potranno scambiarsi informazioni tra loro e le invieranno ad un'unica stazione di raccolta che, a sua volta, li invierà a una banca dati sulla Terra.