Inghilterra, sventato piano terroristico Arrestate nove persone a Birmingham

Militanti islamici volevano rapire e sgozzare un soldato
anglo-musulmano, reduce dall’Afghanistan, e poi diffondere il video su
internet

Londra - Non una strage di massa questa volta, ma un rapimento in puro stile “iracheno”. Sembra essere stato questo l’obiettivo dell’ultimo complotto terroristico sventato ieri dalla polizia britannica. Alle 4 del mattino gli agenti inglesi hanno fatto irruzione in alcune abitazioni di Birmingham arrestando otto persone che si trovano ora in stato di fermo sospettate di atti di terrorismo. Un nono fermo è stato fatto nel primo pomeriggio. La polizia ha setacciato dodici edifici tutti situati nella zona “asiatica” della città nell’ambito di un’operazione scattata dopo sei mesi di accurata sorveglianza.
Sembra che le forze dell’ordine abbiano deciso di intervenire perché il piano stava per entrare nella sua fase esecutiva. Nel corso della giornata il portavoce della polizia ha tenuto ben due conferenze stampa, ma per ora i dettagli emersi sugli arrestati sono frammentari. Secondo le ultime indiscrezioni giornalistiche si tratterebbe prevalentemente di individui di origini pachistane. Ma l’aspetto più inquietante riguarda la natura del complotto per ora ancora non confermata da fonti ufficiali. I sospetti infatti non avevano intenzione di mettere in atto una strage di massa. Nessuna bomba da far scoppiare sui vagoni della metropolitana, nessun kamikaze da trasformare in martire, nessun gas chimico da liberare in qualche strada affollata del centro di Londra.
Questa volta in ballo c’era un rapimento, la tortura e la decapitazione finale dell’ostaggio. Un salto di qualità da brivido, una svolta agghiacciante nella guerriglia cittadina del terrorismo internazionale, qualcosa a cui forse il comune sentire della popolazione non era mai arrivato. Perché un conto è assistere con tristezza e angoscia ai rapimenti dei propri concittadini in Irak o in Afghanistan. Un’altra è riuscire a immaginare che gli stessi barbari episodi possano ripetersi a casa propria.
Il bersaglio del feroce piano sarebbe stato un soldato musulmano ventenne che avrebbe già combattuto nelle file dell’esercito britannico in Afghanistan. Avvertito in tempo di quello che si stava tramando ai suoi danni l’uomo si troverebbe ora al sicuro in una località segreta, protetto dai servizi speciali 24 ore su 24.
Il rapimento avrebbe dovuto replicare quelli di Ken Bigley e Margaret Hassan, i due ostaggi britannici uccisi dalla resistenza irachena. Com’era accaduto per il povero Bigley, l’uomo avrebbe dovuto essere catturato, torturato e alla fine ucciso. Il video dell’esecuzione sarebbe stato poi diffuso via internet. Prima di venire assassinato il soldato avrebbe dovuto venire ripreso mentre implorava il primo ministro inglese Tony Blair di ritirare le sue truppe dal territorio iracheno.
Nella conferenza stampa del pomeriggio, il portavoce delle forze dell’ordine si è augurato che gli abitanti della zona non diventino obiettivo di atti di violenza in conseguenza agli arresti appena effettuati. «Azioni criminose di odio razziale - ha ricordato la polizia in una nota - non verranno tollerate e se necessario saranno contrastate vigorosamente».
Scarsi i commenti da parte del governo. «Quest’ultima operazione ci ricorda quanto sia seria e reale la natura della minaccia terroristica che il Paese sta affrontando», si è limitato a dichiarare un portavoce del ministero degli Interni. Scioccati e perplessi gli abitanti dell’area di Birmingham dove sono stati effettuati gli arresti. I leader musulmani della comunità hanno invitato tutti a collaborare con gli inquirenti, tenendo d’occhio l’attività dei giovani. Molti abitanti però già ieri sostenevano che alcuni degli arrestati erano innocenti, non si erano mai occupati di politica, né avevano mai frequentato centri collegati all’estremismo islamico. I giornalisti hanno raccolto le testimonianze di diversi parenti ancora sotto choc per l’improvviso arresto del figlio o del cugino. «Vi posso assicurare che mio cugino è innocente - ha detto alla Bbc Mohamed Barber -, è talmente occupato che non ha neppure il tempo di recarsi alla preghiera del Venerdì». «Se queste persone hanno infranto la legge devono rispondere alla giustizia - ha commentato il presidente della moschea locale, Ayub Pervaz - ma lanciamo un appello perché non vengano processate invece dai media».