"Ingiusto, ma conta restare in pista"

Il patron della McLaren, Ron Dennis contrattacca: " Ci sono le basi per l'appello. La multa? Noi valiamo 400 milioni di dollari"

nostro inviato a Parigi

È uscito dalla sede del processo Fia scortato da body guard che neppure t’immagini. Servizio gentilmente offerto dai padroni di casa, non certo dalla McLaren. Fatto sta, lui che di solito si ferma ogni metro a spiegare quanto sia innocente il proprio team, quanto ingiuste le accuse, lui patron Ron Dennis è stato costretto a infrattarsi nel macchinone e volare verso l’Hotel George V, per l’annunciata super conferenza del dopo batosta. Si è assistitito così alla più classica delle commedie pirandeliane: da una parte, in Place de la Concorde, la Ferrari a dirsi soddisfatta di una sentenza che in fondo la delude; e nel super albergo parigino i rivali a dirsi insoddisfatti per nascondere la gioia di aver salvato la pelle motoristica e sportiva. Dirà infatti Dennis: «Io non accetto l’idea di meritare una simile sentenza».

Questo per sottolineare il tracimante disappunto. Poco prima, però, aveva sottolineato, con parole dure, ma che portavano in dote una malcelata soddisfazione: «La cosa più importante, comunque, è che noi correremo questo week end, il resto del campionato e le prossime stagioni». Quindi la stoccata che fa male un mondo ai rivali, in pista e fuori, del Cavallino: «Abbiamo i due piloti migliori e la macchina più veloce. Vogliamo vincere il titolo». E la sentenza dice che «i nostri piloti continueranno a competere per il mondiale...». Già, proprio quel mondiale, il titolo in carne e ossa, quello che più conta per gli sponsor e per i tifosi e per i team stessi. Detto questo, patron Dennis, che forse non ha letto Pirandello – e togliamo il forse – ma sa come calarsi in uno, nessuno, centomila panni, dice ancora: «Le prove date in questa sede dai nostri piloti, dai nostri ingegneri dimostrano chiaramente che noi non abbiamo mai usato informazioni altrui per guadagnare un vantaggio... Non solo: le testimonianze ricevute dal consiglio dai nostri piloti dicono categoricamente che nessuna informazione Ferrari è stata utilizzata... E questo hanno ribadito nelle loro testimonianze le 140 persone del nostro staff tecnico. Noi non abbiamo mai negato che materiale della Ferrari è stato trovato in possesso di un nostro dipendente (Mike Coughlan, ndr). Ma l’interrogativo è? Che cosa di quel materiale è stato usato dal team? E anche in questa sede non è stata data risposta... Ci è spesso stato chiesto perché Coughlan e Stepney hanno raccolto tutto quel materiale? Noi sappiamo solo che entrambi cercavano di farsi assumere da nuovi team, cosa che hanno confermato sia la Honda che la Toyota».

Quindi, riguardo alla commissione Fia che esaminerà la vettura in costruzione per il 2008 per verificare se sono state utilizzate soluzioni Ferrari: «Non c’è alcun problema al riguardo, ad ogni livello non abbiamo mai usato nulla che appartiene ad altri». Ma il fuoco di fila prosegue. Gli chiedono quali siano state le prove in più di questo ultimo processo: «Le email – dice – e la vicenda Coughlan»; gli chiedono come farà a pagare la multa e risponde fiero: «Visto quanto avremmo guadagnato con la vittoria del titolo costruttori (50 milioni circa, ndr) è come se la multa non fosse 100 ma la metà... e poi siamo una compagnia da 400 milioni di dollari e senza debiti, siamo sani, forti, in grande crescita». Gli chiedono del ritiro e lui gonfia il petto: «non lascio, non ci penso proprio e il mio futuro non era mai stato in discussione».