Gli inglesi incoronano Carla "regina di Londra"

La <em>Première dame</em> seduce l'Inghilterra e si confronta con Jackie e Diana. Grazie a un'inedita modestia

Londra - Bonjour Stronsesse, dunque, ha sedotto l’Inghilterra e noi che da sempre siamo suoi ammiratori sapevamo che sarebbe andata a finire così. Del resto, era dai tempi di Josephine Beaurnais, la moglie di Napoleone, che la Francia non aveva una Première Dame in grado di far girare la testa, e se quella era creola e rendeva pazzo di gelosia il Piccolo corso, questa è italiana e il Piccolo ungherese sa i rischi cui va incontro. Poiché la statura è uno dei crucci del neo-inquilino dell’Eliseo, come i quotidiani britannici hanno impietosamente sottolineato, mettendo in parallelo le «ballerine» piatte di lei e i mocassini fibbiati con tacco rinforzato di lui, ci permettiamo di ricordargli che il suddetto Bonaparte quel complesso non lo aveva. Al gigantesco maresciallo Ney che si era offerto di prendergli un volume dagli ultimi scaffali della libreria, altrimenti per l’imperatore irraggiungibili, dicendogli: «Maestà, lasciate fare a me, che sono più grande», aveva risposto: «Più alto, Ney, soltanto più alto».

Carla Bruni è italiana, come Paolina Borghese, e anche questo vorrà pur dire qualcosa. Agli inglesi si è presentata con un manteau di lana e jersey di Christian Dior molto anni Quaranta e un toque, quei cappellini che possono portare solo certe belle donne, opera di John Galliano, che è uno stilista francese, ma di sangue inglese. Stupisce che un quotidiano serio come il Financial Times abbia potuto equiparare il tutto a uno stile «istitutrice anni Cinquanta». O non hanno mai visto un’istitutrice, o non hanno mai visto un cappotto di Dior.

L’Independent, invece, si è chiesto se per caso non avesse preso gli ordini religiosi, una suorina, insomma. Se avessero letto I promessi sposi, le pagine relative alla Monaca di Monza, potremmo anche dargli ragione...

Carla Bruni ha tutto per piacere a «Britannia», una nazione che in fondo, esclusion fatta per Lady Diana, come First Lady più elegante del Regno può esibire solo quel piumino da cipria che era il duca di Windsor... Non solo è bella e ha classe, ma è disinibita senza essere volgare. La pubblicazione del suo nudo fotografico opera di Michel Comte e che verrà battuto all’asta da Christie’s, ha fatto sì che un altro tabloid londinese se ne uscisse con un titolo che è una poesia: Her Modesty, a sottolineare la regalità con cui le sue mani lasciano scoperto il seno, ma scendono a coprire il mistero del suo sesso femminile. Va aggiunto che la foto in questione si rifaceva a un dipinto di Georges Seurat, non a caso intitolato Les Poseuses. Chapeau anche qui, dunque.

Diciamo la verità. Della nuova coppia monarco-repubblicana francese Carla sembrava la regina e Nicolas tutt’al più il suo chauffeur. Lo diciamo con invidia, naturalmente, e con quel disagio che prende sempre noi maschi educati quando ci accorgiamo che l’eleganza femminile è spesso attratta, come per reazione, dalla volgarità maschile. I quotidiani francesi che stanno all’opposizione, come per esempio Libération, sul contrasto fra i due sono andati a nozze, mettendo in evidenza il modo scomposto di muoversi e di ridere dell’uno, l’allure delicata e semplice dell’altra. Se la coppia regge, Monsieur Le Presidente ha, sotto questo punto di vista, tutto da guadagnare.

I cappellini e le mises di Carla hanno richiamato alla mente Jacqueline Kennedy, ma se proprio si vuole restare nel tema moda e politica si sarebbe forse potuto e dovuto fare il nome di Grace Kelly, che in materia è senz’altro stata il top. Quanto a Diana d’Inghilterra, pur con tutto l’affetto e il rispetto, quello che suggerì all’Unità ancora quotidiano comunista lo strabiliante titolo post mortem «Scusaci principessa», pacatamente si dovrà pur dire che quello era un mito da shampiste (anche qui con tutto il rispetto e l’affetto per la categoria), mentre con la Bruni è difficile un’identificazione del genere.

Che altro? Bonjour Stronsesse ha buoni gusti letterari e musicali, a petto di un marito che non è mai andato oltre le canzoni di Johnny Halliday e gli scritti di Jean Marie Bigard, un umorista che nelle sue gag ricorda il piccolo-grande Bombolo dei film spazzatura degli anni Settanta... Anche qui, dunque, c’è tutto da imparare.

Certo, sulle frequentazioni, all’Eliseo e all’estero, bisognerà mettere un po’ d’ordine per quello che concerne la lista degli invitati: Mick Jagger sarà pure baronetto, ma è stato uno dei «fidanzati» di Carla, Eric Clapton sarà pure «mano lenta», ma è una mano che Carla ben conosce... E bisognerà anche fare in modo che il giornalista Simon Mills del Daily Mail si faccia una ragione del cambiamento di status e non pretenda quindi di essere accolto, per una nuova intervista, a seno nudo, come gli capitò qualche anno fa. Per il resto, Vive la France e anche un po’ Viva l’Italia.