Per gli inglesi il peggior portiere è un italiano

Invece che passare alla storia per un gol realizzato in serie A, Massimo Taibi verrà ricordato come il peggior portiere nella storia del calcio inglese. Non è la prima volta che escono classifiche del genere che coinvolgono il biondo palermitano, 38 anni, questa però ha tutta l'aria di bollarlo a vita. La graduatoria è stata stilata dal Times; al Manchester United Taibi giocò solo un mese, nella stagione '99-2000. «Fu presto soprannominato il "cieco di Venezia" - scrive il giornale di Londra -, in quanto protagonista di diverse papere. L'ultima volta è stato notato in serie B, dove fa contorcere lo stomaco ai suoi tifosi».
Taibi da due stagioni gioca nell'Ascoli, buono con Ivo Iaconi, ora in zona playout, con 9 punti in 11 partite, ma non per colpa di questo ragazzone di uno e 90, caratteristico perché in campo indossa sempre la calzamaglia nera. «Queste classifiche - spiega - escono 2-3 volte l'anno, sui giornali inglesi, e vengono riprese e riportate anche in Italia. Non le trovo molto interessanti. In Premier League sono stato solo 6 mesi, è stata una parentesi, ora penso a far bene in B, sono concentrato sull'Ascoli».
Taibi si era rivelato nel Trento, a 19 anni, trovando la consacrazione nel Piacenza autarchico: le prime due promozioni e due salvezze in A nella storia del club biancorosso. Di lì il passaggio al Milan, nel '97, con 17 presenze e una stagione molto negativa nonostante il ritorno di Fabio Capello. Si rilanciò a Venezia, protagonista dell'unica salvezza della squadra lagunare in A dal '62 a oggi.
«Fu a quel punto che mi chiamarono in Inghilterra, non andò bene. Ora mi spiace essere ricordato solo per gli errori. Forse se fossi inglese non mi avrebbero messo in cima alla presa in giro». La solita ironia britannica nei confronti degli italiani? «Il problema è che dei portieri, anche i più forti, da sempre si tendono a ricordare gli sbagli, non le grandi parate. Non esiste par condicio, tra noi e, ad esempio, gli attaccanti: di loro tutti ricordano le prodezze, non i gol mangiati. Le vittorie non bastano, a chi si batte nel mio ruolo, gli errori danno più nell'occhio, nel corso di una partita».
Assieme a Rampulla (Cremonese) e Amelia (Livorno), Taibi è l'unico estremo ad alto livello capace di andare oltre il suo compito. «Fu al ritorno in Italia, dall'Inghilterra, nella Reggina. Contro l'Udinese di Spalletti, quasi allo scadere, segnai di testa, dopo un primo tentativo deviato da Giannichedda». Da ricordare soprattutto agli inglesi.