Gli inglesi scaricano l’Arsenal

Alessandro Parini

L’Arsenal è l’unica inglese ancora in Champions. Ma la Premier League non la riconosce. Non ha un’anima britannica, ha battuto il Real Madrid grazie alla legione straniera e i puristi hanno storto il naso. Domani sera, contro la Juve, il solo english in campo dovrebbe essere il difensore Sol Campbell, trentaduenne marcantonio sul quale la stessa Juve aveva messo gli occhi un paio di stagioni fa: per il resto stranieri a volontà, dal francese Henry (ex bianconero) al nuovo fenomeno spagnolo Francesc Fabregas, classe 1987 ed erede designato di Vieira.
Dopo il successo sul Real Madrid, il rappresentante dei calciatori inglesi, Gordon Taylor, è andato giù pesante: «Come si può considerarla una nostra vittoria? I giovani dell’Arsenal non arrivano dalle nostre scuole. Se poi l’Inghilterra non dovesse fare strada ai Mondiali, non stupiamoci». Arsene Wenger, allenatore e manager dei Gunners, ha fatto spallucce: il Real è stato eliminato con una difesa dall’età media di 22 anni, costata in tutto 3 milioni e mezzo di euro.
Liam Brady, primo straniero juventino dopo la riapertura, è responsabile del settore giovanile Arsenal: «Quanti inglesi aveva il Liverpool nella finale con il Milan? Quanti ne ha il Chelsea? La verità è che oggi non ci sono le risorse per crescere giocatori fatti in casa: ai grandi club costa meno prenderli giovani, da ovunque arrivino ma già formati. Una ricetta messa in pratica quasi sempre anche dalla Juve». Verità assoluta.