Inglesi stregati da SuperMario «Caro Mou non l’avevi capito...»

Nel Yorkshire e nel Lancashire non parlano d’altro. Di quel bestione nero che spaventa la gente d’Inghilterra. Lo hanno ammazzato, con due colpi di fucile, e fotografato per esibirlo a turisti e indigeni. Calma, trattasi del topo di Bradford, un ratto detto ratzilla, roba di settanta centimetri di lunghezza e di un tot di diametro, impallinato da un cacciatore nei prati di una fattoria, a cinquanta chilometri da Manchester. In quest’ultimo sito, invece, è apparso il puma di Palermo, al secolo Balotelli Mario, già battezzato come SuperMario, come l’eroe che ha fatto fuori il Tiramisù cioè il Timisoara. Quando gli inglesi hanno voglia di divertirsi con le cose nostre, sono irresistibili (?!).
Comunque il risveglio di Balotelli è stato gaudioso e gaudente. I giornali gli hanno riservato titoli e pagelle generose (qualcuno si è fermato al 6 politico) ma i tifosi del City sono eccitati quanto basta, adesso sfidano l’United, adesso sanno che Mancini ha portato a casa il calciatore vero e che questa è la stagione per tornare a essere la squadra unica di Manchester, il City, appunto, contro quelli dello United che, come suggerisce l’insegna della ditta, riuniscono le periferie e il circondario. Balotelli in una notte sola, gol, ammonizione e botta alla gamba. Che cosa potrebbe chiedere di più? Dicono che sia un segno del destino, l’epifania del campione.
In verità esiste un precedente poco rassicurante e che riguarda un sodale di SuperMario, anch’egli emigrato, anch’egli spirito ribelle e guascone: dico di Cassano Antonio da Bari. Ricorderete il debutto del gordito in Spagna: partita di coppa del Re contro il Betis di Siviglia, Cassano entra a venti minuti dalla fine e dopo centottanta secondi segna il gol della vittoria. Sembrava l’inizio di una temporada magnifica, di una leggenda italiana nella plaza de football e sappiamo anche come sia andata a finire. Balotelli tocca legno, come dicono gli inglesi, Cassano aveva Capello e Mario ha Mancini, roba sempre di casa nostra ma il Manchester City non è il Real Madrid, là Cassano doveva convivere con altre vedettes, qui Balotelli sa che a parte Tevez è lui, il puma di Borgonuovo di Palermo, a dover fare la differenza. Lo hanno pagato per questo e Mancini ha immediatamente ricordato che il ragazzo deve apprendere non soltanto la grammatica del Regno ma anche le regole del football inglese e internazionale.
Balotelli è stato ammonito contro il Timisoara per aver reagito, con le solite parole sue, a un intervento duro di un avversario. C’è poi un altro aspetto che può solleticare le vedove di Mourinho. Infatti gli inglesi che si sono già innamorati di Balotelli hanno rivolto una domanda al portoghese, scrivendo sui vari siti internet: «Ma caro Josè, allora eri tu a non comprendere di avere tra le mani un fenomeno!». A parte la provocazione di curva l’Inghilterra è curiosa, innanzitutto perché ha a che fare con un italiano di colore presentato come hothead, testa calda, ma già divenuto “heroe”, eroe, poi perché Balotelli viene dalla squadra che ha vinto tutto in Europa e, infine, perché è la grande occasione per il City degli sceicchi di rientrare tra gli inquilini nobili dopo un lungo confino. Di sicuro il gol di Balotelli ha provocato qualche linea di febbre a una fetta del popolo interista che non era favorevole alla cessione, ogni gol rappresenterà una goccia di veleno. SuperMario lo sa e sa dunque che a vent’anni giocherà in due campionati, spaventando amici e nemici. Il topo di Bradford ha già dato.