Ingoia 17 ovuli di coca e resta ucciso

Silvia Villani Nessuno tra i medici riusciva a spiegarsi come quell'uomo, un africano apparentemente in buona salute, potesse essere morto per arresto cardiaco a trent'anni mentre passeggiava ai giardinetti. È stata l'autopsia a fare luce sui dubbi dei dottori dell'ospedale Bassini e degli agenti del commissariato di Cinisello Balsamo. Il giovane, con ancora in tasca il passaporto e un biglietto aereo, celava nello stomaco un vero e proprio «tesoro»: 17 ovuli di cocaina. Un tesoro maledetto però, che alla fine l’ha ucciso. A provocare la morte infatti la rottura di uno degli ovuli, evidentemente mal confezionati. Ingoiare involucri pieni di droga, da «espellere» poi nel sistema più tradizionale e canonico, rimane, anche se pericolosissimo, uno dei sistemi più usati dai narcotrafficanti. L.A., originario del Senegal, si era sentito male alcuni giorni fa all'interno dell'area verde di via Macchi a Milano. Alcuni passanti lo avevano visto andare ripetutamente avanti ed indietro davanti all'ingresso dei giardini, come se stesse aspettando qualcuno. All'improvviso però il trentenne si è sentito male. In pochi minuti si è accasciato al suolo respirando a fatica. Subito soccorso, è stato portato d’urgenza all'ospedale Bassini dove però ha cessato di vivere poche ore dopo. Un decesso che però ha insospettito i dottori che non capivano come il giovane, ben vestito e in buona salute, potesse essere morto per un arresto cardiaco. Solo l'autopsia ha permesso loro di escludere ogni causa naturale. Nello stomaco del senegalese sono, infatti, stati trovati 17 ovuli di cocaina. E uno di essi si era rotto. Nelle sue tasche c'erano invece solo un cellulare, un passaporto senegalese e un biglietto aereo utilizzato pochi giorni prima. Il giovane era infatti arrivato a Linate dalla Francia. Per ore gli agenti del commissariato di Cinisello hanno tentato di dare un nome alla salma. I dati sul passaporto appartenevano infatti ad un'altra persona. Solo grazie all'impronte digitali si è giunti alla vera identità di L.A., già noto alle forze dell'ordine e con numerosi alias. Spetterà ora agli agenti fare luce sulle attività del senegalese per capire da dove arriva la cocaina e altre eventuali persone coinvolte nel traffico di stupefacenti.