Ingrao dà lezione a Bertinotti: «Un errore gli auguri a Castro»

Uno dei padri nobili della sinistra scrive a «Liberazione»: «A Cuba c’è un regime»

Alessio Garofoli

da Roma

No, il dibattito no, si potrebbe dire citando il giovane Moretti di Io sono un autarchico. Dopo i mal di pancia causati dal rifinanziamento della missione in Afghanistan e quelli, attesi a breve, per l’invio delle nostre truppe in Libano, Rifondazione comunista è scossa da un’altra querelle. E stavolta si tratta di Fidel Castro, non proprio un personaggio di secondo piano nell’immaginario del popolo rosso.
Pietro Ingrao, uno dei padri nobili della sinistra nonché primo comunista a presiedere l’assemblea di Montecitorio, ha inviato ieri l’altro una lettera al quotidiano del Prc, Liberazione, con la quale prende nettamente le distanze dagli auguri commossi mandati al leader caraibico dal suo successore alla presidenza della Camera, Fausto Bertinotti, e da Franco Giordano, in occasione dei suoi ottant’anni. «Come militante di Rifondazione comunista sento il bisogno - scrive Ingrao - di esprimere il mio dissenso dal messaggio che in questi giorni il presidente Bertinotti e anche il compagno Giordano hanno inviato a Fidel Castro. Da tempo penso che a Cuba sia in atto un regime di pesante dittatura, che ha compiuto gravi atti di repressione del diritto al dissenso e alla libertà di opinione, instaurando nell'isola un clima di dura illibertà. Può darsi che io mi sbagli - conclude - ma ritengo giusto si sappia che sulla situazione in atto a Cuba ci sono in Rifondazione rilevanti differenze di opinione».
Una posizione che non stupisce, per la verità. Basti pensare al giudizio poco lusinghiero che il decano del comunismo italiano regalò ad Aldo Cazzullo sul líder máximo: «Quando (Fidel, ndr) prese il potere passai un mese a Cuba. E Castro non mi piacque per nulla. Parlava per ore, senza ascoltare mai».
La lettera di Ingrao rischia di aprire una ferita nell’animo di tanti compañeros nostrani laddove parla delle diverse idee presenti nel Prc su Fidel e il suo regime. Il direttore di Liberazione, infatti, non lo smentisce. Premettendo nella sua replica che «l’opinione di Pietro Ingrao conta sempre molto. Specialmente su questioni così grandi e generali: come l'idea di libertà, di Stato, di dittatura, di regime», Piero Sansonetti ribadisce che il messaggio di auguri a Castro di Bertinotti e Giordano è coerente con la linea politica che da sempre Rifondazione ha espresso su Cuba. «Una linea di grande rispetto, naturalmente, per la rivoluzione e per molti dei suoi valori e per la lotta che Cuba ha dovuto sostenere, in questi quasi 50 anni, contro il continuo attacco degli Stati Uniti - prosegue Sansonetti -, ma insieme di critica severa per i limiti fortissimi alla libertà e allo svolgimento democratico della politica e per ogni singolo atto di repressione e di punizione del dissenso, o di violazione dei diritti umani. Questa critica Rifondazione l'ha espressa anche solennemente nelle aule parlamentari».
Né con Fidel né contro di lui, parrebbe di capire. Poi il direttore di Liberazione conclude: «Naturalmente Ingrao ha ragione: in Rifondazione convivono giudizi abbastanza diversi su Cuba e sul castrismo. Bertinotti e Giordano, per esempio, hanno detto molte volte di non essere convinti che l'esperienza castrista possa essere liquidata in toto, come fosse il regime sovietico o la storia del partito comunista bulgaro». E l’impressione che Ingrao abbia detto la verità è confortata da Elettra Deiana, vice presidente della commissione Difesa della Camera. La deputata trotzkista di Rifondazione ricorda di aver criticato da sempre le «esperienze autoritarie legate alla statualità sovietica». Il problema vero, dice Deiana, investe la natura del regime cubano, che lei non considera né democratico né «partecipato». Pur trovando eccessiva la carica polemica della lettera di Ingrao, la deputata ammette di essere d’accordo con quest’ultimo. Anche se è fisiologico che il dibattito resti aperto, poiché il castrismo è «un’esperienza che ha attraversato la storia della sinistra». In ogni caso, Deiana è convinta che la società cubana sia vitale e che possa trovare da sola la forza di evolversi, e si dichiara perciò «ostile a qualunque trasmissione eterodiretta (dagli Stati Uniti, ndr) di democrazia». Almeno su questo, all’interno di Rifondazione sono tutti d’accordo.