Le inguaribili solitudini di Cechov

«Un mito della letteratura teatrale mondiale sul quale si sono esercitati i maggiori registi». Questo è Le tre sorelle di Cechov per Giorgio Albertazzi, direttore del Teatro di Roma, intervenuto ieri alla presentazione dello spettacolo, diretto da Massimo Castri, che inaugurerà la stagione del teatro Argentina, il prossimo primo ottobre (con repliche fino al 27 ottobre). All’incontro con la stampa, oltre ad Albertazzi, erano presenti il regista Massimo Castri e gli attori della compagnia, tra cui Paolo Calabresi, Renato Scarpa e Sergio Romano.
Le tre sorelle, spiega Castri, rappresenta l’apice della scrittura del drammaturgo russo. «Un testo noto, ma sicuramente non così conosciuto e letto, con un punto di vista, uno sguardo duro, nei confronti dell’umanità». La capacità di Cechov nel tratteggiare stati d’animo complessi, sfumature emozionali di personaggi apparentemente quotidiani, ma portatori di istanze universali, prende forma in uno spettacolo «essenziale», in cui lo scenografo Maurizio Balò ha realizzato una scenografia altrettanto scarna, con una «massima semplicità di approccio visivo», come ha ricordato lo stesso regista.
«In Le tre sorelle Cechov raggiunge la perfezione del suo realismo» aggiunge Castri. Una sensazione di trapasso, secondo il regista, di un punto che allo stesso tempo non esiste. «Quello che ho cercato di fare - continua Castri -, è di portare Cechov vicino a noi, lasciando intatta la perfezione della sua scrittura, ma cercando, allo stesso tempo, di restituirne lo stupore. D’altronde si tratta di un testo che parla di noi a distanza di un secolo e lo fa in maniera sorprendente, raccontandoci tutta la nostra incapacità di vivere il presente e di costruire il futuro».
A rappresentare il capolavoro di Cechov, un collaudato cast, composto da quattordici attori, quasi tutti assidui interpreti del teatro di Castri. Nel ruolo delle tre sorelle, Bruna Rossi nei panni di Olga, Laura Pasetti in quelli di Mascia e Alice Torriani interprete di Irina. Ma anche, oltre ai già citati Renato Scarpa, Paolo Calabresi e Sergio Romano, Mauro Malinverno, Claudia Coli, Roberto Salemi, Milutin Dapcevic, Roberto Baldassarri, Angelo Di Genio, Miro Landoni e Barbara Valmorin.
«In buona sostanza - conclude Castri - l’attualità di questo testo risiede soprattutto nel mostrare come l’incapacità dei suoi personaggi di vivere singolarmente si traduce anche in un’incapacità di costruire rapporti, di saper stare insieme agli altri. Niente di più attuale, insomma».